mercoledì 26 maggio 2010
Università: una settimana di passione e di lotta contro i tagli dei fondi
Lezioni saltate, manifestazioni, mobilitazioni di sindacati ed associazioni, proteste...insomma la settimana scorsa è stato l'apogeo della rivolta di migliaia tra docenti e studenti universitari contro i tagli alle università previsti dalla legge 133 del 2008 e contro il disegno di legge Gelmini in discussione al Senato. Rettorati occupati in tutta Italia e boicottaggio di qualsiasi incarico didattico aggiuntivo da parte dei professori e dei ricercatori sono stati i rimedi attutati dai manifestanti per contrastare il ddl del ministro dell'Istruzione, che intende “scardinare il sistema nazionale dell'università pubblica, concentrando le scarse risorse in pochi atenei ritenuti eccellenti e ridimensionando il ruolo di tutti gli altri”.
Svariate sono le motivazioni della protesta: l'attacco all'autonomia universitaria con l'attribuizione del potere di valutare l'attività del singolo docente ad una agenzia nominata dal ministro, l'aumento del potere dei rettori e del Cda, l'incremento delle differenze economiche tra docenti ordinari ed associati, l'introduzione negli atenei di un modello costituito da pochi professori di ruolo e da una “base” amplissima di precari su cui comunque continueranno a gravare molte funzioni di docenza non riconosciute, sono solo alcuni dei motivi della mobilitazione generale. I promotori della protesta ritengono inoltre che le nuove norme accademiche modifichino “la natura stessa dell'università sottraendole il ruolo di sede principale della ricerca.[..]si vuole demolire definitivamente l'università pubblica, autonoma, democratica, di qualità e aperta a tutti”. A tutto questo, vanno poi aggiunti i drastici tagli al budget degli atenei previsti dal governo in parte già attuati in parte da attuare nel 2011 e 2012.
La Gelmini spiega come sia necessario “avere il coraggio di cambiare, di guardare ad una università moderna. Non serve ripetere vecchi slogan. Le ideologie devono essere lasciate fuori dall'università, l'unico interesse deve essere quello dei ragazzi e del loro futuro. Il ddl riforma completamente il sistema universitario italiano; elimina sprechi e privilegi, rivede la governance degli atenei, punta sul merito, apre le porte ai giovani. La stragrande maggioranza degli studenti, come dimostrano le recenti elezioni universitarie, ha voglia di cambiare e non ha nessuna intenzione di seguire chi cerca di strumentalizzarli”.
È evidente tuttavia come queste parole non siano state in grado di fermare lo stesso la protesta, la quale si è articolata per circa 7 giorni a partire dal 17 maggio (e prosegue tutt'ora) a cui hanno partecipato ben 18 organizzazioni sindacali oltre che la stragrande maggioranza degli atenei nazionali. Il 18 maggio è iniziata l'occupazione di molti atenei pubblici in tutta Italia: il rettorato dell'università statale di Milano è stato occupato simbolicamente per circa un'ora da un corteo di circa 150 persone, soprattutto studenti e personale amministrativo dell'ateneo; nell'università di Trieste una quarantina di studenti ha occupato in tarda mattinata il rettorato e l'aula del senato accademico dell'ateneo; al rettorato di Cagliari in tarda mattinata vi è stato il sit-in di circa 250 universitari tra cui ha partecipato anche una rappresentanza di ricercatori; a Genova un centinaio di persone tra docenti ricercatori e personale tecnico amministrativo dell'ateneo ha occupato simbolicamente i locali davanti al rettorato di via Balbi per protesta. Altri sit-in ed “occupazioni” in alcune facoltà della Campania, della Toscana e della Calabria.
A Roma i ricercatori e gli studenti dell'ateneo di Tor Vergata hanno presidiato pacificamente il rettorato per chiedere ai vertici una posizione netta a favore del carattere pubblico dell'università e contro i tagli. A loro seguito si sono aggiunti gli universitari della Sapienza, occupando il rettorato del proprio ateneo, mentre nel pomeriggio lo stesso tipo di protesta si è spostata all'università di Roma Tre. Mercoledì 19, le componenti accademiche, compresi i docenti, si sono riunite davanti al Senato per realizzare una manifestazione nazionale. Nei giorni successivi è continuata la protesta all'interno delle singole facoltà anche se questa sortita non è sembrata aver prodotto gli effetti sperati, vista la pressoché tacita risposta del governo.
Si sta assistendo comunque all'ennesimo tentativo di stravolgimento del sistema educativo italiano, che è passato attraverso le riforme del sistema scolastico dei licei e delle scuole medie risalente ad oltre un anno e mezzo fa (entrato in vigore quest'anno dopo durissime e strenuanti proteste degli studenti italiani), per proseguire poi con i tagli agli atenei a discapito soprattutto della qualità dell'istruzione e dell'insegnamento offerto. È evidente come i demeriti di una classe dirigente politica e decenni di fallimentare gestione delle risorse pubbliche abbiano condotto unicamente al sacrificio di parte degli stanziamenti, a priori tutt'altro che cospicui, destinati alla ricerca e all'istruzione (o alla sanità), a svantaggio quindi dei giovani che sono costretti loro malgrado a scontare gli effetti deleteri di una crisi che non gli appartiene e che non ha evidentemente solo risvolti economici, ma anche, e soprattutto, culturali.
-Paolo Dringoli-
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