domenica 24 ottobre 2010
L’Agicom diffida Minzolini
“Squilibri a favore del governo e della maggioranza”: è questa l’accusa che muove l’Agicom, l’autorità che vigila a salvaguardia del pluralismo dell’informazione, nei confronti del direttore del Tg1. Nel trimestre infatti risulta che il tempo complessivo dedicato al Pdl da parte del telegiornale è stato del 35,75%, circa il doppio di quello dedicato al Pd (17,32%). Medesimi squilibri sono stati rilevati anche nel Tg4 e a Studio Aperto, i cui rispettivi direttori Emilio Fede e Giovanni Toti sono stati sanzionati dall’Agicom con un richiamo motivato dall’accusa di faziosità. Qui si registrano dati ancora più eclatanti: il Tg4 ha dedicato al Pdl il 58,56% del tempo a fronte dell’11,76% del Pd (circa un sesto del Pdl). Studio Aperto invece ha dedicato il 38% a favore della maggioranza contro il 16% dell’opposizione. Numeri abbastanza significativi che delineano una chiara tendenza di una parte dell’informazione pubblica a prediligere un preciso schieramento politico. Tendenza che ha suscitato molteplici reazioni da parte degli schiramenti politici: il responsabile Pd delle comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha parlato di “mancanza di regole formali circa il pluralismo dell’informazione da parte del Tg1 e dei telegiornali di Mediaset”, e sulla stessa linea si schiera l’Idv. La replica del Pdl è da parte di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, che rammenta nei lustri precedenti “lo squilibrio dell’informazione del Tg1 a favore della sinistra, nonché della lottizzazione che ha subito in passato da parte dei dirigenti dell’opposizione”. Aspre critiche da ambredue gli schieramenti si susseguono tutt’ora, ma ciò non sminuisce minimamente il dramma che sta vivendo oggi la libera informazione, sempre più tormentata da mere ottiche di partito e non più dal sincero sentimento di trasparenza e di onestà intellettuale che contraddistingueva la vera informazione di qualche decennio fa.
Paolo Dringoli
giovedì 21 ottobre 2010
Giustizia: L'Impero colpisce ancora, ma la resistenza si prepara
Nonostante le buone parole del finiano Bocchino, Futuro e Libertà, il neonato movimento della maggioranza, alla fine cede al potere dell'Imperatore B. e finalmente (per loro) il Premier/Imperatore potrà governare indisturbatamente la galassia italiana. Non è Star Wars, è il marcio della casta italiana. Ora la maggioranza tra PdL, Lega e FLI si è risolidificata ottenendo il pieno appoggio anche dei finiani (On. Granata apparte, che si dice indignato dalla presa di posizione dei suoi colleghi), i quali predicando fino a pochi giorni prima di non voler appoggiare le proposte di Alfano riguardo la giustizia, si sono pestati la coda da soli perdendo credibilità, consenso da parte dell'elettorato ma probabilmente guadagnando qualcosa del quale noi tutti (come sempre) non verremo mai a conoscenza, ma oramai ci abbiam fatto l'abitudine. Comunque parlando di questo provvedimento i cambiamenti che rislatano all'occhio sono: la notevole diversificazione di poteri e ruoli tra PM e giudici, la riduzione dei poteri di questi ultimi, la figura del ministro della giustizia rinvigorità e con molti più poteri ed autorità, la possibilità di eleggere giudici "popolari" (populismo all'ennesima potenza) che ovviamente e casualmente avranno qualche parentela con qualche noto parlamentare e "dulcis in fundo" oltre al fatto che vengono sospesi i processi in corso alle più alte cariche dello stato (evidentemente non solo B. nasconde qualche scheletro dit roppo nell'armadio), il provvedimento passato al Senato qualche giorno fa sarebbe retroattivo, ovvero sospenderebbe anche i processi in corso iniziati precendentemente rispetto all'inizio del mandato della carica, in questo caso di Presidente del Consiglio. Insomma hanno sfornato un bel mostro giudiziario che renderà la vita ancora più facile a chi vive e sguazza nel marcio della casta politica italiana. Unica nota positiva di tutto questo tetro scenario è che come in Star Wars vi è la resistenza, anche in parlamento vi è chi almeno per ora sembra voler ostacolare questo mostro, infatti il canton UDC e i fantasmi del PD hanno deciso di venirsi incontro su diversi punti per contrastare questo provvedimento giudicato da entrambe le parti non proprio consono e buono per la salute già precaria del nostro stato.
Marco Catitti
Marco Catitti
lunedì 18 ottobre 2010
Rifiuti: La rivoluzione di Terzigno
A Terzigno in queste ore la gente del posto e dei paesi vicini alla discarica hanno fisicamente bloccato il trasferimento dei rifiuti nella discarica provenienti dal capoluogo regionale campano e dintorni. A conti fatti i danni risultano i seguenti: uomini e donne picchiati dalle forze dell'ordine in quanto ostacolavano il passaggio dei camion della ditta campana per lo smaltimento dei rifiuti (sono presenti testimoni oculari dei pestaggi), danneggiamenti ai camion impossibilitati a continuare il loro servizio e un camion bruciato al quale è stato appicato fuoco da ignoti, insomma ci sono tutti i numeri per una vera e propria rivoluzione, anche perchè come in ogni rivoluzione che si rispetti lo stato continua a non curarsi dei problemi e degli scontri e a delegare il problema alle forze dell'ordine.
Insomma pare che non solo la libertà d'informazione in Italia sia a rischio, ma anche quella di espressione e quella di manifestare il proprio dissenso rispetto a una questione così delicata dalla quale può dipendere la salute di intere famiglie e generazioni che potrebbero risentire di questa presenza importante e notevole di rifiuti a pochi passi dalla propria abitazione ed ammalarsi con più facilità di patologie cancerogene. In tutto ciò la classe politica tace e da bravi cultori della Divina Commedia han preso alla lettera le parole di Virgilio "Non ti curar di lor ma guarda e passa", probabilmente su consiglio di Bondi (non Massimo, magari).
Marco Catitti
Insomma pare che non solo la libertà d'informazione in Italia sia a rischio, ma anche quella di espressione e quella di manifestare il proprio dissenso rispetto a una questione così delicata dalla quale può dipendere la salute di intere famiglie e generazioni che potrebbero risentire di questa presenza importante e notevole di rifiuti a pochi passi dalla propria abitazione ed ammalarsi con più facilità di patologie cancerogene. In tutto ciò la classe politica tace e da bravi cultori della Divina Commedia han preso alla lettera le parole di Virgilio "Non ti curar di lor ma guarda e passa", probabilmente su consiglio di Bondi (non Massimo, magari).
Marco Catitti
giovedì 14 ottobre 2010
La Crisi Economica e la Manovra Finanziaria Italiana in pillole.
Senza nascondere un velo di polemica, voglio rendere noto il significato di Economia, così come l'accezione era stata concepita: “Arte di reggere e bene amministrare le cose di famiglia”. Il concetto viene ampliato poi con l'evolversi della società stessa, oggi la Famiglia è comunque il perno su cui ruota la società, che però è, se presa singolarmente, la minima parte di un' istituzione molto più ampia e complessa, lo Stato. Senza volermi dilungare in questa sede su questi concetti, ho ritenuto opportuno inserire questa prefazione per rendere conto ai lettori di quale sia quindi l'obiettivo primo dell'Economia: amministrare efficientemente quelli che sono gli scarsi beni a disposizione per ricavarne la maggiore utilità possibile. Voglio essere più chiaro, in termini pratici si parla di “Benessere”. Giungiamo alla grande Economia mondiale: cosa l'ha scatenata nel 2008?
Tre semplici fattori:
Elevata inflazione, quindi un aumento smisurato dei prezzi in un breve lasso di tempo, aumento dei prezzi non corrisposto da un aumento dei salari reali. Ovvero, il potere d'acquisto è diminuito notevolmente.
Crisi creditizia, le Banche Statunitensi arrivavano a concedere un mutuo valido persino per il 100% del valore del bene da acquistare (si parla dei subprime, mutui a tassi variabili ridotti per chi, tra gli altri, non può accedere altrimenti a finanziamenti a causa di precedenti insolvenze)
Crisi della fiducia borsistica.
Vi chiederete: come ci toccano gli ultimi due fattori?
Ebbene, dovete sapere che i mutui che stipulate con la “Banca PINCO” non rimangono sempre nelle mani della stessa, ma possono essere venduti da parte della vostra Banca ad un' altra, insieme ad altri pacchetti e contratti. Per colui che ha acceso un mutuo, il concetto non cambia poiché dovrà pagare la stessa somma sempre alla sua banca di riferimento, che distribuirà la quota di competenza a ciascun acquirente del pacchetto venduto da lei stessa. Il problema subentra nel momento dell' insolvenza. Voi immaginate che la banca A venda un contratto di mutuo da 100 euro a quattro banche differenti: 25 euro a testa. Che succede se colui che ha stipulato il mutuo non paga? Non ne perde solo la banca principale, ne perdono tutte. Ed immaginate tutto ciò in scale molto più grandi, Miliardi di Miliardi di Euro in tutto il mondo. Pensate che questo è solamente l'inizio. Cosa succede poi? Le banche non si fidano più l'una dell'altra, non fanno più transazioni tra loro, non circola più moneta e di conseguenza dalla ricchezza non si crea ricchezza, tutto rimane stabile e comincia il declino, perchè appunto i prezzi stanno salendo. Lo stesso Stato ne risente, perchè si investe sempre meno, e c'è sempre meno lavoro (sono molte le teorie che collegano inflazione e disoccupazione e quindi, indirettamente, l'occupazione).
Ora, in una situazione come questa, ci sono due possibilità per un Ministro delle Finanze:
Aumentare il debito pubblico, potenziare le politiche sociali (Welfare), investire, creare e difendere i posti di lavoro, combattere l'evasione fiscale fino allo sfinimento, riportare la famiglia al centro delle dinamiche sociali e politiche: tutto questo porta, se si procede con oculatezza, abilità e lungimiranza, ad una ripresa sicuramente molto positiva.
Tagliare le spese: e qui vi sono altre due teorie:
Taglio scalare – esaminare voce per voce tutte le spese e tagliare solo quelle eccessive.
Taglio orizzontale – il metodo Tremontiano: non puoi spendere più di tot.
Il taglio orizzontale sicuramente riduce le spese di troppo, e porta a dei risultati di risollevamento stabili ma molto bassi. E' economicamente molto più sicuro degli altri rimedi. Ma quanto è utile socialmente? Ebbene, ce lo sta dimostrando il tempo: tagli orizzontali portano ad un abbassamento di classe, una diminuzione di servizi, abbassamento degli stipendi e delle condizioni alle quali si è disposti a lavorare, diminuzione dei contratti a tempo indeterminato per la scarsa tutela dello Stato.
Tagli all'istruzione, tagli al pubblico stesso, blocco delle assunzioni, blocco del ricambio con conseguente mantenimento dei baronati. Lo Stato non va più avanti, e fermarsi equivale ad indietreggiare.
Lorenzo Rossi
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martedì 12 ottobre 2010
Università: Politica del gambero?
Le università stanno ricominciando, ed il caos riguardante il taglio dei fondi e l’accorpamento di facoltà scuote ancora gli animi degli studenti. Per chi non conoscesse la reale portata di questi tagli, cito una parte dell’ Art.66 comma 13 della legge 6 Agosto 2008, n° 133 (http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm) : (...)In relazione a quanto previsto dal presente comma, l'autorizzazione legislativa di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e' ridotta di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 417 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013.
Per legge le entrate delle università subiranno un drastico calo fino al 2013, andando ad uccidere la qualita dell’insegnamento e la possibilità di frequentare attività formative propedeutiche alla professionalità dello studente, per non parlare di una riduzione delle borse di studio, continuando a rendere la meritocrazia una parola vuota. E’ nell’università che lo studente dovrebbe formarsi realmente, essere messo nelle condizioni di poter decidere il proprio futuro, di lavorare o continuare la ricerca all’interno della propria università,e lo Stato italiano dovrebbere garantirlo, molto più di pluriennali missioni militari all’estero, di imprese pubbliche atte ad arricchire il solito “amico” di turno, e di burocrazie lente ed ignoranti. Nell’università si va a formare il futuro di un Paese, non lo si può lasciare in balia di sè stesso, anzi, senza neanche più le gambe per reggersi da solo; un buon governo su due cose non dovrebbe MAI fare economia: una è l’istruzione, e l’altra è la Sanità, e credo che l’avvenire della maggior parte degli universitari italiani sia molto grigio nel loro paese d’origine.
Con questa legge sarà molto difficile riuscire a lavorare in università, vuoi per il pesante taglio dei fondi che andrà via via ingigantendosi fino al 2013, vuoi per l’articolo 66 della già citata legge 133 del 2008 riguardante il turn over, che permetterà l’assunzione di un ricercatore ogni 5 professori pensionati....
L’università è in ginocchio, e la scappatoia che gli viene offerta è quella di diventare una fondazione di diritto privato (vedi art 16 della già citata legge), che porterebbe ad una vendita dell’università al migliore finanziatore, che potrebbe decidere il bello e cattivo tempo. A mio giudizio una struttura come un’università non può avere assolutamente una gestione similare a quella di una impresa, e chi vuole lucrare sulla cultura di una paese non ama nè la società nè tantomeno la storia e l’orgoglio dell’Italia. Si è tanto parlato di una politica per arginare la fuga dei cervelli all’estero, ma quali strumenti si danno ad uno studente per qualificarsi e vedere un futuro roseo? Credo che il governo debba rivalutare ex novo i finanziamenti da esso elargiti nei vari ambiti, e ponderare realmente dove siano più utili.
Alessandro Iannielli
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