martedì 12 ottobre 2010
Università: Politica del gambero?
Le università stanno ricominciando, ed il caos riguardante il taglio dei fondi e l’accorpamento di facoltà scuote ancora gli animi degli studenti. Per chi non conoscesse la reale portata di questi tagli, cito una parte dell’ Art.66 comma 13 della legge 6 Agosto 2008, n° 133 (http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm) : (...)In relazione a quanto previsto dal presente comma, l'autorizzazione legislativa di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e' ridotta di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 417 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013.
Per legge le entrate delle università subiranno un drastico calo fino al 2013, andando ad uccidere la qualita dell’insegnamento e la possibilità di frequentare attività formative propedeutiche alla professionalità dello studente, per non parlare di una riduzione delle borse di studio, continuando a rendere la meritocrazia una parola vuota. E’ nell’università che lo studente dovrebbe formarsi realmente, essere messo nelle condizioni di poter decidere il proprio futuro, di lavorare o continuare la ricerca all’interno della propria università,e lo Stato italiano dovrebbere garantirlo, molto più di pluriennali missioni militari all’estero, di imprese pubbliche atte ad arricchire il solito “amico” di turno, e di burocrazie lente ed ignoranti. Nell’università si va a formare il futuro di un Paese, non lo si può lasciare in balia di sè stesso, anzi, senza neanche più le gambe per reggersi da solo; un buon governo su due cose non dovrebbe MAI fare economia: una è l’istruzione, e l’altra è la Sanità, e credo che l’avvenire della maggior parte degli universitari italiani sia molto grigio nel loro paese d’origine.
Con questa legge sarà molto difficile riuscire a lavorare in università, vuoi per il pesante taglio dei fondi che andrà via via ingigantendosi fino al 2013, vuoi per l’articolo 66 della già citata legge 133 del 2008 riguardante il turn over, che permetterà l’assunzione di un ricercatore ogni 5 professori pensionati....
L’università è in ginocchio, e la scappatoia che gli viene offerta è quella di diventare una fondazione di diritto privato (vedi art 16 della già citata legge), che porterebbe ad una vendita dell’università al migliore finanziatore, che potrebbe decidere il bello e cattivo tempo. A mio giudizio una struttura come un’università non può avere assolutamente una gestione similare a quella di una impresa, e chi vuole lucrare sulla cultura di una paese non ama nè la società nè tantomeno la storia e l’orgoglio dell’Italia. Si è tanto parlato di una politica per arginare la fuga dei cervelli all’estero, ma quali strumenti si danno ad uno studente per qualificarsi e vedere un futuro roseo? Credo che il governo debba rivalutare ex novo i finanziamenti da esso elargiti nei vari ambiti, e ponderare realmente dove siano più utili.
Alessandro Iannielli
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Condivido le preoccupazioni dell'autore dell'articolo in questione... e parlando da "aspirante ricercatore" posso confermare le ulteriori perplessità che scuotono il mondo universitario.
RispondiEliminaNon nascondo il timore che dietro questi tagli ci sia una ponderata politica culturale, oltre che economica, la qual cosa mi desta alcune reminescenze dalla rivoluzione culturale di Mao, alla kultur kampf prussiana, etc.etc.etc.
Una cosa è certa: questa situazione richiede, da parte di tutti coloro che si sentono liberi e forti (!), un impegno cittadino rinnovato da uno spirito costruttivo e non partigiano (intendo "di parte"), che non può e non deve appiattirsi al vecchio stile arrabbiato e demolitore dei "manifestanti e basta" (quella categoria di ciarlatani, fomentatori di masse, universitari al 5° anno fuori corso) che non fanno altro che creare ulteriori disagi allo studente.
Quello studente vero che, oserei dire, con sforzo agonico porta avanti il proprio percorso, fra 1.000 insidie, nel minimo dei tempi e col massimo dei voti.
Quell'unico su 1.200 del suo anno, che si rimbocca le maniche perchè "di buona volontà".
Invito dunque l'autore dell'articolo a darsi da fare, con l'augurio di essere uno di queste "pecore nere".
La nostra società ha bisogno di eroi!
Simone Budini