giovedì 14 ottobre 2010
La Crisi Economica e la Manovra Finanziaria Italiana in pillole.
Senza nascondere un velo di polemica, voglio rendere noto il significato di Economia, così come l'accezione era stata concepita: “Arte di reggere e bene amministrare le cose di famiglia”. Il concetto viene ampliato poi con l'evolversi della società stessa, oggi la Famiglia è comunque il perno su cui ruota la società, che però è, se presa singolarmente, la minima parte di un' istituzione molto più ampia e complessa, lo Stato. Senza volermi dilungare in questa sede su questi concetti, ho ritenuto opportuno inserire questa prefazione per rendere conto ai lettori di quale sia quindi l'obiettivo primo dell'Economia: amministrare efficientemente quelli che sono gli scarsi beni a disposizione per ricavarne la maggiore utilità possibile. Voglio essere più chiaro, in termini pratici si parla di “Benessere”. Giungiamo alla grande Economia mondiale: cosa l'ha scatenata nel 2008?
Tre semplici fattori:
Elevata inflazione, quindi un aumento smisurato dei prezzi in un breve lasso di tempo, aumento dei prezzi non corrisposto da un aumento dei salari reali. Ovvero, il potere d'acquisto è diminuito notevolmente.
Crisi creditizia, le Banche Statunitensi arrivavano a concedere un mutuo valido persino per il 100% del valore del bene da acquistare (si parla dei subprime, mutui a tassi variabili ridotti per chi, tra gli altri, non può accedere altrimenti a finanziamenti a causa di precedenti insolvenze)
Crisi della fiducia borsistica.
Vi chiederete: come ci toccano gli ultimi due fattori?
Ebbene, dovete sapere che i mutui che stipulate con la “Banca PINCO” non rimangono sempre nelle mani della stessa, ma possono essere venduti da parte della vostra Banca ad un' altra, insieme ad altri pacchetti e contratti. Per colui che ha acceso un mutuo, il concetto non cambia poiché dovrà pagare la stessa somma sempre alla sua banca di riferimento, che distribuirà la quota di competenza a ciascun acquirente del pacchetto venduto da lei stessa. Il problema subentra nel momento dell' insolvenza. Voi immaginate che la banca A venda un contratto di mutuo da 100 euro a quattro banche differenti: 25 euro a testa. Che succede se colui che ha stipulato il mutuo non paga? Non ne perde solo la banca principale, ne perdono tutte. Ed immaginate tutto ciò in scale molto più grandi, Miliardi di Miliardi di Euro in tutto il mondo. Pensate che questo è solamente l'inizio. Cosa succede poi? Le banche non si fidano più l'una dell'altra, non fanno più transazioni tra loro, non circola più moneta e di conseguenza dalla ricchezza non si crea ricchezza, tutto rimane stabile e comincia il declino, perchè appunto i prezzi stanno salendo. Lo stesso Stato ne risente, perchè si investe sempre meno, e c'è sempre meno lavoro (sono molte le teorie che collegano inflazione e disoccupazione e quindi, indirettamente, l'occupazione).
Ora, in una situazione come questa, ci sono due possibilità per un Ministro delle Finanze:
Aumentare il debito pubblico, potenziare le politiche sociali (Welfare), investire, creare e difendere i posti di lavoro, combattere l'evasione fiscale fino allo sfinimento, riportare la famiglia al centro delle dinamiche sociali e politiche: tutto questo porta, se si procede con oculatezza, abilità e lungimiranza, ad una ripresa sicuramente molto positiva.
Tagliare le spese: e qui vi sono altre due teorie:
Taglio scalare – esaminare voce per voce tutte le spese e tagliare solo quelle eccessive.
Taglio orizzontale – il metodo Tremontiano: non puoi spendere più di tot.
Il taglio orizzontale sicuramente riduce le spese di troppo, e porta a dei risultati di risollevamento stabili ma molto bassi. E' economicamente molto più sicuro degli altri rimedi. Ma quanto è utile socialmente? Ebbene, ce lo sta dimostrando il tempo: tagli orizzontali portano ad un abbassamento di classe, una diminuzione di servizi, abbassamento degli stipendi e delle condizioni alle quali si è disposti a lavorare, diminuzione dei contratti a tempo indeterminato per la scarsa tutela dello Stato.
Tagli all'istruzione, tagli al pubblico stesso, blocco delle assunzioni, blocco del ricambio con conseguente mantenimento dei baronati. Lo Stato non va più avanti, e fermarsi equivale ad indietreggiare.
Lorenzo Rossi
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