martedì 27 aprile 2010
NORME BAVAGLIO: LA STAMPA ALZA LA TESTA
"Il 28 aprile voi giornalisti manifesterete contro le leggi che vi imbavagliano? Bene, dovete fare un lavoro collettivo: mai rinunciare. Perché quando i giornali vengono ridimensionati si prospetta un periodo in cui si commettono abusi, in cui aumenta la corruzione"; così Seymour Hersh, premio Pulitzer 1970, relatore alla "Global Investigative Journalism Conference" di Ginevra, esorta i giornalisti nostrani a non cedere di fronte alle imminenti restrizioni alla libertà d’informazione volute dal governo italiano, riservando a Berlusconi parole ed aneddoti tutt’altro che teneri, dipingendolo come una persona disposta a tutto pur di far valere le proprie , insindacabili, posizioni.
lunedì 26 aprile 2010
Pdl: il dramma di una maggioranza non più coesa
Dov'è finito l'amore che trionfa sull'odio? Dov'è finito l'ottimismo e la fiducia nel governo? Sono queste le domande che gli elettori si chiedono a fronte dei recenti accadimenti politici. La scenata melodrammatica tra Fini e Berlusconi messa in atto pochi giorni fa sul palco dell'Auditorium in via della Conciliazione (il che è tutto dire) sono l'emblema di una scissione che ha caratteri sempre più evidenti e preoccupanti.
Le divergenze tra i due leader di partito su talune questioni politiche sono palesi ormai da diverso tempo, ma ciò che ha realmente contribuito ad accelerare la crisi è stato il risultato delle elezioni elettorali e l'inaspettato successo della Lega. Ed è proprio da questo punto che Fini muove la polemica: “Al Nord siamo diventati la fotocopia della Lega[...]: il problema è che io ho cercato di fondare il Pdl, non di dar vita ad un'associazione tra noi e Lega, perchè alleati non vuol essere una fotocopia, soprattutto su certi principi”. Primo fra tutti quello del rispetto della persona umana, anche se immigrato clandestino: “Cacciare un bambino se il padre immigrato perde il lavoro viola la dignità umana. Come i medici-spia nei pronto soccorso”. E che dire sui 150 anni dell'Unità d'Italia? “La Padania scrive: che ci sarà mai da festeggiare? E allora mi chiedo: il Pdl ha o no il dovere di reagire a queste offese all'Italia?”. Accusa inoltre il “trattamento mediatico” ingiurioso di cui è stato oggetto negli ultimi mesi “da parte di giornalisti lautamente pagati da familiari del presidente del Consiglio”. Di fronte a queste pesanti accuse Berlusconi risponde a tono, facendo valere la sua posizione. Il dibattito si fa acceso e la disputa continua finchè il premier conclude dicendo: “Se vuoi fare politica devi lasciare la presidenza della Camera, ti accoglieremo a braccia aperte”, a cui segue la immediata provocazione di Fini: “Altrimenti che fai? Mi cacci?”. Il tutto tra lo sconcerto generale: Bondi è inorridito, Gasparri è incredulo, Alemanno tiene gli occhi chiusi, Quagliariello ha il sorriso tirato. Insomma, è l'epilogo di una contesa preesistente celata al pubblico dominio da mesi a questa parte ed alimentata da continui battibecchi e dichiarazioni antecedenti che lasciavano presagire ad un equilibrio interno tutt'altro che stabile.
La mattina seguente, il capo del governo in presenza del Consiglio dei Ministri (senza Bossi e Tremonti per rispettivi impegni) ha confermato l'intenzione di “dimissionare” il presidente della Camera. Poi, convocati i ministri di An, Ronchi, Alemanno, Meloni, La Russa ed altri, ha ribadito fermamente il concetto affinchè trovassero la “forma più opportuna per far dimettere Fini”.
Fini, d'altro canto, ha assicurato di non temere affatto queste dichiarazioni, invitando i suoi ad abbassare i toni e a mantenere la calma. A fronte del documento anti-correnti votato a stragrande maggioranza (12-171) dai membri della direzione del Pdl, Fini ha lasciato intendere che d'ora in poi in Parlamento nulla sarà scontato, considerando che Denis Verdini (l'uomo delle cifre astronomiche) “ha calcolato il 6% della Direzione sul totale degli aventi diritto e non sui reali votanti, che in quel momento saranno stati al massimo una sessantina”. Per cui la quota “reale” del presidente della Camera potrebbe proiettarsi fino al 20%. Ed è su questa base che lunedì pomeriggio ha convocato una riunione con i 55 parlamentari di An per fissare un “percorso unitario”, che guiderà personalmente, con un punto fermo da rispettare: “il riconoscimento della leadership di Berlusconi, il rispetto del programma, la lealtà al patto con gli elettori”. Quanto a Bocchino, finiano doc, reo di aver “esposto il Pdl al pubblico ludibrio” a seguito delle recenti comparsate in tv insieme ad Urso ed altri esponenti An, è stato oggetto di pesanti critiche da parte del premier e da Bondi, tanto che un gruppo di deputati del Pdl ha già pronto un documento per sfiduciarlo e fra breve partirà la raccolta firme. Obiettivo: ovviamente dimetterlo da vicecapogruppo alla Camera.
Ad ogni modo Fini sconfessa ogni ipotesi di dimissione (“Vorrebbe che me ne andassi, ma non gli farò questo favore”) e sancisce la fine dell'unanimismo, puntando decisamente verso una maggiore democrazia interna di partito.
Le due parti adesso ruotano attorno ad una fragilissima tregua che in pochi credono possa portare ad una riconciliazione. Ed è per questo che per i “minoritari” si aprono scenari piuttosto interessanti. L'ex leader di An ha avuto di recente diversi contatti telefonici. Il più significativo è stato quello con il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che d'ora in poi potrebbe essere una sponda importante. È prematuro parlare di progetti in comune, magari anche allargati a Francesco Rutelli e (chissà) a Montezemolo, ma non è una ipotesi del tutto irrealizzabile. Da parte dell'opposizione arrivano messaggi solidali: Bersani afferma che “il presidente della Camera ha sollevato contraddizioni profonde del Pdl su temi e problemi reali”, Di Pietro ribadisce: “Noi siamo vicini a chi subisce un ricatto politico e vuole ridare dignità al Parlamento”.
E la Lega in tutto ciò cosa dice? Bossi tuona: “Fini vuole fermare l'avanzata della Lega, ha paura che noi ci espandiamo non solo nelle regioni rosse, ma anche al Sud; per questo è pronto a tradire i patti di maggioranza tirando un colpo di freno sul federalismo”. Il Senatur teme “imboscate parlamentari” sul federalismo e minaccia, qualora non si attuasse, la stabilità stessa dell'alleanza. Il rischio delle elezioni anticipate infatti è palese: “Stiamo davanti al crollo del governo”, afferma. Ma Zaia frena: “Il ricorso alle urne bloccherebbe il processo delle riforme, incoraggiato invece dagli ultimi risultati elettorali”. Ad ogni modo Fini sta battendo tutti i record d'antipatia tra il popolo della Lega, basti ascoltare le recenti dirette di Radio Padania per farsi un'idea (cito un eloquente commento da parte di un giovane ascoltatore:”Neppure al Gran Consiglio del Fascismo del '43 c'è stato un voltafaccia del genere”). Bossi, il giorno dopo della lite tra i due esponenti, incalza pesantemente il “cofondatore” intimandolo ad andarsene (“Fini è palesemente contro il popolo del Nord, a favore di quello meridionale[..], Berlusconi avrebbe dovuto sbatterlo fuori subito”), salvo poi ritornare subito sulle sue posizioni una volta ricordatosi del ruolo dell'ex leader An, sospinto infatti dalla minaccia di eventuali ritorsioni circa la realizzazione della riforma sul federalismo. Ecco quindi spiegata la motivazione di fondo che si cela dietro il recente comportamento da mediatore del Ministro delle Riforme nei confronti dei due sfidanti. Anzi già circola la voce secondo la quale Bossi avrebbe offerto a Fini un accordo per candidare a sindaco di Bologna un ex An fedele al presidente della Camera.
Comunque sia gli equilibri interni rimangono assai precari e il Pdl rischia di implodere sotto la pressione di un duplice fronte (An e Lega) che si trascina dietro divergenze ideologiche e politiche così contrastanti tra di loro e con la linea di governo che, a lungo andare, risulteranno fatali per la realizzazione di quella coesione interna indispensabile in una maggioranza che intende governare un Paese già lacerato dalla crisi economica e, a mio avviso, da problemi sociali molto più rilevanti.
-Paolo Dringoli-
mercoledì 21 aprile 2010
BOSSI: “L’UNICO ALLEATO”… DA QUANDO NON PARLA PIU’ DI MAFIA E P2
“Che dio ce lo conservi”, con queste parole il premier ha espresso il suo conforto nel constatare la fedeltà del leader del carroccio al PDL , unica sicurezza in questa incessante crisi di partito che sta portando a galla veleni sopiti tra berlusconiani e finiani, correnti che esprimono evidentemente un modo diverso di fare politica, differenze che non è forse più possibile attenuare in virtù di interessi comuni.
Nel caos della divergenza di opinioni ognuno dice la sua,esternando incompatibilità ormai innegabili tra le due fazioni venutesi a creare; emblematico il teatrino offertoci dalla trasmissione “L’Ultima Parola” venerdì sera su raidue, durante la quale è stato inscenato il contenzioso tra i finiani Bocchino e Urso ed i fedelissimi del cavaliere Lupi e Santanchè , condito da reciproci inviti a dimettersi, accuse di squadrismo e fascismo ai berlusconiani, minacce di scissione con la riserva di voto comune in parlamento.
“Se si rompe il patto con gli italiani si và al voto” avvisa Gasparri, facendosi interprete di quella parte di EX-AN che non intende seguire Fini nelle sue possibili scelte più radicali.
Finiani e leghisti sono ormai al capolinea che segna la difficoltà di continuare a convivere in un partito schiavo delle esigenze del carroccio, seconde solo a quelle proprie personali di Silvio, ormai indissolubilmente legato al partito di Bossi, definito dal premier stesso l’unico alleato fedele.
Forse il peso degli anni si fa sentire sulla memoria politica del cavaliere cosi come incide sulla radicalità delle scelte ideologiche di Umberto,entrambi immemori dei tempi in cui si scannavano pubblicamente sui temi e accuse tutt’altro che leggeri.
Eh già perché forse pochi ricordano che Bossi fece cadere il primo governo Berlusconi in seguito alle accuse di connivenza con Cosa Nostra e dell’avviso di garanzia da questi ricevuto, dando inizio ad una battaglia mediatica senza precedenti contro l’allora leader di Forza Italia.
Nessuno fa ormai più riferimenti alle continue accuse di piduismo e mafia mosse dalla Lega a Berlusconi negli anni novanta, quasi come fosse stata sindacata una damnatio memoriae per tutti i trascorsi veleni tra gli attuali membri del PDL.
Ma bisogna attingere alle parole dello stesso Bossi per rilevare come sia cambiato il vento nella destra italiana nel corso di quindici anni, ecco qualche paradigmatico esempio della considerazione che Umberto aveva del cavaliere:
1994 - 20 marzo: "Berlusconi è un grosso imprenditore che ha mille interessi e se fosse presidente del Consiglio si troverebbe a discutere dei suoi interessi una legge sì ed una no".
1994 – Berlusconi è un dittatore
1994 – ho fatto la mia battaglia, quando nessuno mi capiva, ho fatto cadere un peronista (Berlusconi) uno che ogni sera, dal suo balcone , entrava in ogni casa a fare il lavaggio del cervello. Il parlamento adesso sarà l’utero della seconda repubblica.
1994 - 30 dicembre - "Berlusconi imprenditore? Mi viene da ridere. Semmai faceva il prestanome. Il suo progetto non è altro che il piano di Gelli. Le due strategie sono sovrapponibili: Forza Italia è la P2
Berlusconi, uomo di Cosa Nostra, non poteva che essere di pasta profondamente antidemocratica. (...) Il Polo per le origini mafiose della ricchezza di Berlusconi gravita su Palermo (…) Berlusconi che è il capo di Forza Italia, un partito creato da Dell'Utri inquisito per mafia che con i suoi mezzi senza limiti tiene in vita tutti i partiti del Polo. (Umberto Bossi, Intervento al Congresso Federale Straordinario della Lega Nord, 24/25 Ottobre 1998 Brescia
Un massone piduista come l'arcorista non poteva che usare quel linguaggio. In fondo Berlusconi e' sempre stato un problema di "cosa sua" o "cosa nostra". Ma ne' mafia, ne' P2, ne' America riusciranno a distruggere la nostra societa". (Umberto Bossi, 24 Febbraio 1999)
La comunione d’interessi che salda personaggi con storie politiche così contrastanti crea solamente alleanze di comodo che reggono finchè gli obbiettivi personali di ogni singola parte non sono stati raggiunti.
Il peso politico che la Lega ha assunto negli ultimi anni gli ha garantito di poter alzare la voce su federalismo e immigrazione;contrariamente la poca coesione e la perdita di possibilità di espressione come corrente autonoma che hanno subito i finiani li sta evidentemente portando a rivalutare le loro scelte, facendo tuttavia rimanere molto debole la speranza che vi sia stata una crisi di coscienza per aver supportato un partito che di politicamente ideologico non ha mai avuto nulla.
-Riccardo Trobbiani-
martedì 20 aprile 2010
Berlusconi, il più grande rivoluzionario di tutti i tempi
La giustizia, forse l'aspetto più importante di una società propriamente libera. Non essendo però la nostra tale, è legittimo sentire l'impulso di una risata pervadere le cavità orali e suscitare ilarità leggendo la frase più vecchia e più blasonata di tutti i tempi "la legge è uguale per tutti" nei nostri tribunali. La legge non è uguale per tutti, non lo è mai stato e mai lo sarà, ma provare a tenere sotto controllo questa disuguaglianza tentando di assottigliarla credo sia il dovere di ogni buon governante. Ma essendocene ben pochi di buoni governanti i giro per il mondo e essendoci andata alquanto male a noi italiani, ai quali è "toccato" il Cavaliere, non conosciamo questo buono proposito secondo il quale le disuguaglianze tra cittadini andrebbero ridimensionate e non di poco. E mentre una folla acclama il Presidente del Milan, il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Presidente di Mediaset, che sono un unica persona (e dopo il discorso pieno d'amore in piazza ai suoi fedeli oramai Berlusconi è diventato ufficialmente uno e trino come Dio), intanto questa entità politica e massonica che prende il nome di Berlusconi continua a dilatare quella voragine mastodontica che c'è tra i diritti e la libertà del cittadino povero e onesto e dell cittadino che si arricchisce commettendo illeciti, seguendo perfettamente il modello Berlusconiano.
Non contento delle sue performance passate, quel sant'uomo di Silvio, accortosi che i suoi (super)poteri vanno oltre la giustizia e avendo notato di aver riscosso un discreto successo con il suo discorso in stile papale, nel quale prometteva di curare il cancro durante il suo mandato e predicando pace e amore a destra e a manca (mi ricorda qualcuno qualche millennio fa), ha deciso che i suoi poteri e la sua entità sono superiori a quelli divini. Infatti il Caimano al funerale di Raimondo Vianello (pace all'anima sua) in veste di uomo divorziato e poi risposato ha ricevuto il sacramento dell'eucarestia, che ricordo è severamente vietato dalla chiesa a chi non mantiene fede al sacro vincolo del matrimonio.
Dopo la sua noncuranza nei confronti della legge italiana, di cui lui in primis dovrebbe essere rispettoso, ecco la noncuranza nei confronti dei sacramenti.
Concludo dicendo che in molti scioccamente ritengono che i grandi rivoluzionari della storia siano Ernesto Guevara, Benito Mussolini e altri grandi nomi... ma si sbagliano di grosso, il più grande rivoluzionario di tutti i tempi e il Sig. Silvio Berlusconi, contro la legge, contro il sistema e contro la Chiesa! Signore e signori ecco a voi il più grande rivoluzionario di tutti i tempi, e nessuno lo fermerà.
-Marco Catitti-
Non contento delle sue performance passate, quel sant'uomo di Silvio, accortosi che i suoi (super)poteri vanno oltre la giustizia e avendo notato di aver riscosso un discreto successo con il suo discorso in stile papale, nel quale prometteva di curare il cancro durante il suo mandato e predicando pace e amore a destra e a manca (mi ricorda qualcuno qualche millennio fa), ha deciso che i suoi poteri e la sua entità sono superiori a quelli divini. Infatti il Caimano al funerale di Raimondo Vianello (pace all'anima sua) in veste di uomo divorziato e poi risposato ha ricevuto il sacramento dell'eucarestia, che ricordo è severamente vietato dalla chiesa a chi non mantiene fede al sacro vincolo del matrimonio.
Dopo la sua noncuranza nei confronti della legge italiana, di cui lui in primis dovrebbe essere rispettoso, ecco la noncuranza nei confronti dei sacramenti.
Concludo dicendo che in molti scioccamente ritengono che i grandi rivoluzionari della storia siano Ernesto Guevara, Benito Mussolini e altri grandi nomi... ma si sbagliano di grosso, il più grande rivoluzionario di tutti i tempi e il Sig. Silvio Berlusconi, contro la legge, contro il sistema e contro la Chiesa! Signore e signori ecco a voi il più grande rivoluzionario di tutti i tempi, e nessuno lo fermerà.
-Marco Catitti-
lunedì 19 aprile 2010
Crisi dell'informazione. Due esempi di virtù giornalistica: Feltri e Minzolini
Di recente, infatti, la linea di pensiero che prevale è la pluralità. Che i giornali siano obiettivi ormai non conta più. Il principio fondamentale che regola l'informazione odierna è che nessuno deve ergersi a giudice o a garante “dell'obiettività dell'informazione”. Ognuno dice ciò che ritiene giusto ed opportuno, il tutto seguendo propri criteri personali. Deve essere chi legge, chi ascolta, poi, a stabilire la veridicità dell'accaduto, magari dopo aver consultato più di una fonte. Ma sarà sempre possibile distinguere tra verità e mistificazione se non si segue più il criterio di obiettività che è alla base della sana informazione? No, assolutamente.
E i risultati si vedono: un sondaggio IPSOS sulla credibilità dei mezzi di informazione in Italia, rivela che gli italiani reputano i temi politici ed economici i meno credibili tra quelli trattati dai media. Emerge inoltre a sorpresa che la fonte d'informazione più apprezzata è la radio. Il motivo è semplice: la radio garantisce un’informazione rapida e puntuale, dovendo essere sintetica e quasi del tutto immune, o comunque in misura minore di altri fonti, ad ogni tipo di manipolazione di stampo politico ed ideologico.
Il giornalismo cartaceo invece, soprattutto in Italia, sta versando in una crisi profonda destinata a crescere nel futuro. E la colpa non è riconducibile alla radio o alla diffusione dell’informazione su Internet, bensì alla crescente sfiducia dei lettori nei confronti dell’attuale classe giornalistica. L'informazione è utilizzata come mero mezzo di propaganda politica e i giornalisti, per salvaguardare questo fine, non esitano a sacrificare la realtà dei fatti, oltre che a vendere la propria onestà intellettuale.
In tal merito, vi propongo due illustri esempi di servilismo giornalistico, anche se ovviamente potrei citarne molti di più.
Vittorio Feltri

Classe '43, bergamasco, inizia diciannovenne la sua carriera giornalistica. Nel '94, viene contattato da Paolo Berlusconi, editore de “Il Giornale”, che gli offre la direzione del quotidiano dopo l'addio di Indro Montanelli. Feltri accetta, dopo aver inizialmente rifiutato. Nel dicembre 1997, si dimette a seguito di un clamoroso articolo a favore di Antonio Di Pietro, adducendo la seguente motivazione:
“Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere che so fare”.
Il 18 luglio del 2000, fonda “Libero”, quotidiano liberale-conservatore. Lo stile del giornale è sarcastico, pungente e talvolta si utilizzano termini gergali per descrivere vicende politiche. Pochi mesi dopo, Feltri viene radiato dall'ordine dei Giornalisti della Lombardia per aver pubblicato la lista dei nomi dei cittadini italiani sotto procedimento giudiziario per accuse di pedofilia. Tre anni dopo, il provvedimento viene annullato e convertito in censura.
Il 21 agosto 2009, Feltri assume nuovamente la guida de “Il Giornale”, subentrando a Mario Giordano. Proprio in quel periodo, mentre infuria la polemica sulle escort, Feltri intraprende un duro attacco nei confronti di Dino Boffo, direttore del quotidiano “Avvenire”, reo di aver espresso riserve sul comportamento del presidente del Consiglio in merito alle vicende in questione. L'attacco denunciava la presunta omosessualità di Boffo, notizia che suscitò sdegno e scalpore tra i media, tanto che lo stesso direttore sarà poi costretto a dimettersi. Solo due mesi dopo, Feltri pubblicherà un articolo su “Il Giornale” in cui riconosce il falso e chiede scusa a Boffo.
A seguito di tali vicende, il 25 marzo 2010, il Consiglio dell'ordine dei Giornalisti della Lombardia sospende Vittorio Feltri dall'albo professionale per sei mesi. Dopo il “caso Boffo”, a cui seguì poi l'attacco a Fini per le sue aperture sul voto amministrativo agli immigrati e sul testamento biologico, Giorgio Bocca, giornalista e scrittore, accusa apertamente Feltri di fare “uso terroristico dell'informazione” al servizio della politica di Silvio Berlusconi.
Feltri oltre a questo è stato oggetto di numerose implicazioni giudiziarie oltre che a polemiche circa la credibilità di taluni suoi articoli pubblicati ne “Il Giornale”.
Augusto Minzolini

Classe '58, romano, è un giornalista e notista politico. Nel 1994, intervistato da “La Repubblica”, si dichiara contrario ad ogni tipo di privacy per i politici, affermando che“un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”. Si arriva, di li a poco, a parlare di “minzolinismo”, neologismo inteso come “forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte”. Allievo di Guido Quaranta, fu per un ventennio “il principe del retroscena politico” (Repubblica).
Il 20 maggio 2009 viene nominato direttore del Tg1 ed interviene più volte in apertura del telegiornale con gli “editoriali del direttore”. Il 3 ottobre, in occasione dell'edizione serale del Tg1, aprì l'editoriale criticando apertamente la manifestazione per la libertà di stampa indetta lo stesso giorno, definendola "incomprensibile". Aspre polemiche si sono sollevate da parte di molti esponenti politici ed, in particolare, dallo stesso comitato di redazione del Tg1 che in un comunicato si è dissociato dalle dichiarazioni di Minzolini.
In altri successivi editoriali, il direttore denuncia "il clima d'odio" che si respira in Italia a seguito dell'aggressione subita da Berlusconi nel dicembre dello stesso anno. Nel febbraio 2010, si schiera contro l'inchiesta riguardante Guido Bertolaso parlando di “gogna mediatica pre-elettorale”; il 13 marzo, al Tg1, difende la sua posizione dalla presunta accusa di concussione, mossa (da indiscrezioni poi smentite) dalla procura di Trani a seguito di un articolo del Fatto Quotidiano, secondo la quale, Minzolini avrebbe promesso a Berlusconi di mandare in onda degli editoriali favorevoli alla sua linea politica. A riguardo è intervenuta l'Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) la quale ha inflitto al Tg1 e al Tg5 una multa di centomila euro ciascuno per la parzialità messa in atto nell'informazione politica: non è stata di fatto rispettata la par condicio, dal momento che ai partiti di governo è stato riservato il doppio dello spazio rispetto all'opposizione.
Lorenzo Del Boca, presidente dell'Ordine nazionale, ha giustificato il comportamento di Minzolini adducendo la seguente motivazione: “Così fan tutti”.
L'esempio fornitoci da questi due giornalisti (e nn solo) credo sia esauriente e non necessita di ulteriori chiarimenti. La conclusione univoca a cui si giunge è fondata sull'evidenza. È evidente infatti come sia diventata pratica abituale svendere la propria professionalità in nome di un servilismo sfacciato e, soprattutto, come si possa rinunciare alla propria dignità personale solo per vedere scritto il proprio nome in fondo ad un libro paga.
-Paolo Dringoli-
venerdì 16 aprile 2010
Ru486: la pillola della coscienza
Considerata la portata dell'argomento è opportuno muovere un'attenta analisi sugli aspetti essenziali che vi sono dietro.
È importante iniziare con un confronto propriamente tecnico in riferimento ai due metodi abortivi in questione (chirurgico e farmacologico).
Metodo chirurgico:
- prevede un'operazione, breve in genere, sotto anestesia (per cui non si ha coscienza dell'intervento).
- l'intervento non viene effettuato prima della 7a settimana.
- di solito le perdite di sangue dopo l’operazione sono poco abbondanti e di breve durata.
- dolori prolungati sono rari.
Metodo farmacologico:
- in oltre il 95% dei casi non è necessario un intervento chirurgico.
- assenza di anestesia (coscienza dell'intervento).
- il procedimento dura tre giorni.
- l’interruzione può essere praticata molto precocemente, il che è sovente percepito come un sollievo psichico.
- perdite di sangue più prolungate.
- dolori addominali che durano più o meno a lungo.
Secondo l'USPDA (Unione Svizzera per decriminalizzare l'aborto), i rischi sono piccoli in entrambi i metodi: le complicazioni gravi occorrono in meno dell’uno per cento dei casi. Raramente si manifestano ulteriori problemi di salute.
Entrambi i metodi sono efficaci e sicuri; la differenza principale riguarda il periodo entro il quale la donna si deve decidere e la diversa percezione che ha dei due metodi, dipesa dalle inevitabili sofferenze psico-fisiche cagionate a seguito della sua scelta. L'interruzione farmacologica è più immediata per le donne che sono giunte rapidamente alla chiara decisione di interrompere la gravidanza. Le donne che procrastinano la decisione o hanno bisogno di un tempo di riflessione più lungo, devono ricorrere necessariamente all’intervento chirurgico.
Spostandoci in ambito giuridico, una delle maggiori critiche rivolte alla “pillola del giorno dopo” è la sua incompatibilità con la legge 194. In realtà, secondo quanto confermato da Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, la pillola abortiva è a tutti gli effetti compatibile con il testo della normativa. Ma vediamo il perchè.
I contrasti sono sorti in riferimento a taluni articoli della legge, i quali impongono il ricovero in una struttura sanitaria dal momento dell'assunzione del farmaco fino alla certezza dell'avvenuta interruzione della gravidanza. Inoltre, secondo quanto espresso dal ministro Sacconi, la 194 “prevede una stretta sorveglianza, da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare e sui possibili rischi, nonché l'attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse”.
La questione dell'illegalità è stata sollevata soprattutto in Toscana, regione leader nell’introduzione della pillola nel servizio sanitario pubblico, dove l’aborto per via farmacologica si è rivelato un vero fallimento: i dati raccolti dal dicembre 2005 mostrano che il 15% delle donne cui è stata somministrata la Ru486 ha poi dovuto subire comunque un intervento chirurgico, sottoponendosi quindi a due procedure abortive consecutive. Ma l'incompatibilità vera e propria si è verificata a seguito del contrasto con l'articolo che prevede la legittimità della procedura abortiva solo se svolta, come sopra citato, “in ambito ospedaliero fino a completamento dell’aborto e delle cure del caso”. Ebbene, in Toscana, la stragrande maggioranza delle donne sottoposta a questo genere di cure, presentava dimissioni volontarie dopo la somministrazione della pillola, e quindi spesso abortiva in casa. Inoltre secondo quanto conferma Massimo Srebot, primario di ginecologia a Pontedera (Pisa), uno dei primi medici in Italia ad introdurre l’aborto chimico, la Ru486 comporta forti dolori per contrazioni violente addominali con eventuale rischio emorragico. Quindi ogni paradossale tesi che sancisce l'avvento dell'aborto indolore risulta essere immediatamente esclusa da questo dato di fatto. Per di più, rimanendo in ambito giuridico, ciò inficia negativamente sul principio di precauzione, alla base dell'ordinamento giuridico in materia di tutela della salute dei pazienti.
Ma in conclusione, la legge 194 legalizza l'aborto farmacologico solo se conforme con i criteri di prevenzione e sussidiarietà adibiti al caso; per cui, previo palesi casi di incompatibilità come in Toscana, la Ru486 è a tutti gli effetti legale.
In ultima istanza, è opportuno esaminare l'aspetto, a mio avviso, più significativo dell'argomento, ovvero la questione morale.
Perchè la Ru486 è la pillola della coscienza? Perchè, essendo una tecnica abortiva, permette alla donna di scegliere se concepire o soffocare una vita umana. Ma tale scelta le compete realmente? “Sopprimere una vita umana è una responsabilità che nessuno può permettersi di assumere senza conoscere a fondo le conseguenze” tuona monsignor Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della Vita. La questione quindi verte inevitabilmente sulla libertà dell'individuo. Il libero arbitrio permette all'uomo di scegliere tra bene e male, tra verità e peccato. Solo se sceglie liberamente di perseguire il bene egli può giungere alla verità (perchè solo con la libertà si può tendere ad essa). Ma se non vi è verità non vi è libertà, disse Gesù medesimo (Gv.8;31-32). Allora si può intuire che il libero arbitrio altro non è che un illusoria libertà concessaci affinchè l'uomo sia in grado di giungere coscienziosamente alla verità e fruire così della vera libertà. Ma è ovvio pensare che egli non goda di una libertà assoluta: un cristiano, specie se cattolico, riconosce che vi sono talune questioni morali di fronte alle quali egli stesso non può obiettare, proprio perchè non appartengono al suo dominio intellegibile e soprattuto perchè non necessitano di obiezioni, essendo veritiere ed inconfutabili. Su questa base quindi l'uomo deve riconoscere la sua incapacità, sotto taluni punti di vista, ad essere l'arbitro di una vita umana vera e piena, come quella di un nascituro. Per cui, per un cattolico, il problema in questione non si pone neppure.
Ma questo discorso riguarda l'aborto in generale, compreso quello chirurgico. Allora perchè tanta avversione nei confronti della pillola abortiva? Secondo Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, la Ru486 “banalizza l'aborto: in definitiva vuole cancellare fino in fondo l'idea che c'è di mezzo la vita di un figlio. Come si fa a dire che c'era davvero un bambino se per ucciderlo basta bere un bicchier d'acqua o poco più?”. In sostanza il timore sollevato dalla pillola abortiva è che la donna sostituisca alla dovuta drammaticità del gesto, un sollievo psicologico ed un incremento eccessivo di fiducia che la spinga con troppa facilità verso strada dell'aborto. In realtà tale questione rischia di travisare la realtà. Non si banalizza assolutamente l'atto abortivo, perchè la pillola non allevia i dolori dell'intervento chirurgico, bensì li prolunga notevolmente anche dopo i tre giorni canonici della cura.
Allora si ritorna al punto iniziale, sulla libertà di abortire o meno, appurato che non esiste alcuna tecnica abortiva che impedisca l'effettiva sofferenza fisica e psicologica.
Il discorso risulterebbe estremamente complesso se si considerasse caso per caso, cattolici e non. Ma credo che in tutto questo polverone mediatico, non ci si è minimamente interrogati sulla figura centrale della vicenda, che è costretta a suo malgrado ad interpretare il ruolo di protagonista e di vittima della tragedia: la donna. Per cui ritengo opportuno concludere riportando il pensiero di una donna, Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente di Vita di Donna Onlus, che più di tutti, a mio avviso, è in grado di darci un commento obiettivo sulla realtà, alla ricerca del giusto e del vero:
“L’interruzione volontaria di una gravidanza è sempre e comunque un momento difficile per una donna. Che sia un fallimento di un contraccettivo che veniva usato, che appartenga all’ambivalenza di non proteggersi da un concepimento magari fantasticato, ma impossibile da accogliere, che sia l’irruzione della realtà concreta in una dimensione ideale, come nelle giovanissime, è comunque un momento di rottura attraverso il quale le donne non passano indenni. Nessuna ideologia va sovrapposta all’esposizione già di per sé lacerante, di portare il sentimento e le parole della vita nella carne concreta. Quella che sottoponiamo alla chirurgia, al farmaco, alle cure. E se questo riguarda anche le gravidanze desiderate, che turbano e sconvolgono spesso le donne, in quanto le espropriano del corpo, e le costringono a un nuovo scenario, che può essere sì accolto con gioia, ma che non è così ovvio, a maggior ragione riguarda le gravidanze indesiderate. Allora è necessario dare spazio alla loro voce, e ai loro desideri. [...]La donna ha bisogno della medicina per le sue scelte di vita, non solo per curare le malattie, che è invece l’unico campo che riguarda gli uomini. Che allora la medicina sia al suo servizio, aumentando le sue possibilità di scelta e la sua libertà, diminuendo i suoi rischi”.
Tutto qui.
- Paolo Dringoli -
martedì 13 aprile 2010
EMERGENCY: UN TESTIMONE DA ELIMINARE
“Accuse grottesche” così Gino Strada, fondatore di Emergency, ha definito le dichiarazioni della polizia afghana in merito all'arresto-sequestro dei tre volontari italiani operanti a Lashkar Gah, provincia di Helmand, nel sud dell’Afghanistan. Arresto eseguito Sabato scorso in un clima di segretezza ed omertà da parte sia delle autorità locali e di Kabul, sia dell’ Isaf e della Nato, la quale pare abbia addirittura partecipato all’operazione.
L’accusa mossa a Matteo dell’Aira, Marco Garatti, Matteo Pagani ed ai sei collaboratori afghani arrestati, è quella di aver organizzato un attentato al governatore locale Gulab Mangal, piano che sarebbe stato a breve attuato grazie alle granate ed i fucili rinvenuti all’interno della struttura ospedaliera dell’associazione.
Dopo quattro giorni la situazione non sembra ancora aver raggiunto un punto di svolta, e anzi appare ancora meno chiara per via delle continue e contrastanti dichiarazioni delle parti interessate, situazione che fa emergere un quadro preoccupante specialmente sulle intenzioni delle cosiddette “forze internazionali” . Emblematica la dichiarazione del generale Eric Trembley, portavoce della Nato che ha assicurato l’estraneità dell’Isaf all’operazione, subito smentito dall’amministrazione provinciale di Helmand e dalla stessa Emergency, che dopo l’evento racconta di avuto i primi contatti telefonici proprio con soldati del corpo internazionale.
Ma le già ridicole accuse non si sono fermate a questo, ai tre è stato anche attribuita l’uccisione di Adjmal Nashkbandi, interprete dell’inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo , il quale, sequestrato nel 2007 da un commando di talebani, è stato rilasciato proprio grazie all’opera di mediazione di Emergency, circostanza confermata dallo stesso Mastrogiacomo in questi giorni.
Oggi gli operatori ancora presenti nella struttura ospedaliera sono stati costretti a trasferirsi a Kabul per ragioni di “sicurezza”, non si hanno ancora contatti con i tre arrestati, o sarebbe più appropriato definirli sequestrati, poiché vittime di un operazione che dell’ordinario arresto ha ben poco.
Ma cosa rende possibile muovere delle accuse del genere a persone che hanno fatto del servizio all’altro il loro mestiere? Alcuni maliziosi potrebbero insinuare che l’ONG non goda più dello stesso favore delle autorità ora che c’è stato il cambio di guardia da talebani ad angloamericani, ipotesi ridicole? Affatto.
Si potrebbe dire che mentre i talebani, nonostante la loro deprecabile condotta, risultavano interessati al buon funzionamento degli ospedali, la NATO e ed il governo locale possano trovare nell’associazione un testimone scomodo dei loro metodo poco ortodossi di lotta al terrorismo.
Allude a questo Gino Strada quando parla del fatto che il 40% dei feriti afghani ospitati sono bambini, e in questo contesto si potrebbe fraintendere anche l’uccisione, da parte delle forze NATO, di quattro civili, morti ieri ad un posto di blocco presso Kandahar.
Un testimone in meno dunque, alla vigilia della maxi attacco contro la città di Kandahar, storica roccaforte del movimento talebano afghano che verrà tra breve bombardata con i gli aerei militari Dardo e Predator senza pilota né equipaggio, ma armati di missili micidiali in modo che possano agire indisturbati.
Rappresentativo della conflittualità di interessi e metodi tra NATO e ed Emergency risulta anche l’episodio accaduto un mese fa nell’assedio della cittadina di Marjah all’interno della grande offensiva lanciata dal generale Stanley McCrystal nell’Helmand, durante il quale la NATO ha impedito il trasferimento nell’ospedale di Lashkar Gah di una cinquantina tra feriti gravi e moribondi, venendo meno al principio in voga sin dalla seconda guerra mondiale e stabilito nella Convenzione di Ginevra secondo il quale i feriti del nemico vanno curati, giustificando la decisione con l’aver vagliato l’eventualità che tra i civili feriti vi fossero talebani.
Viene dunque da chiedersi se la presenza della NATO in Afghanistan possa avere effettivamente scopi propensi al solo raggiungimento della pace e della stabilità politica o se sia l’espressione dell’ennesima intrusione forzata dei poteri forti occidentali del contesto asiatico.
Richtig.
-Riccardo Trobbiani-
giovedì 8 aprile 2010
Nostalgici? Si, ma del V secolo!
Vorrei sottoporvi alla lettura di alcuni discorsi che reputo storicamente e politicamente importanti e edificanti (alcuni di più altri di meno). Stavolta non esprimerò giudizi, spero di potermi fidare del vostro di giudizio. E se come me, al termine della lettura dei discorsi, vi venisse in mente di impegnarvi giorno e notte alla costruzione di una macchina del tempo che possa riportarci nel V secolo a.C. , beh allora sentitevi del tutto liberi di farlo e legittimati dalla vostra normalità, dalla vostra , dalla mia e dalla nostra libertà.
461 a.C. Pericle
Interpretato da Paolo Rossi: http://www.youtube.com/watch?v=qKndI5ovn8I&feature=player_embedded
Qui ad Atene noi facciamo così: qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi, e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così: le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza, quando un cittadino si distingue, allora esso sarà a preferenza di altri chiamato a servire lo stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa, al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.Qui ad Atene noi facciamo così: la libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana, noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro, e non infastidiamo mai il nostro prossimo, se al nostro prossimo piace vivere a modo suo, noi siamo liberi, liberi di vivere, proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari, quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.Qui ad Atene noi facciamo così: ci é stato insegnato di rispettare i magistrati e ci é stato insegnato anche di rispettare le leggi, e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa, e ci e’ stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che é giusto, e di ciò che é buonsenso.Qui ad Atene noi facciamo così: un uomo che non si interessa allo stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile, e benché in pochi siano in grado di dar vita a una politica, beh, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicita sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma io proclamo Atene scuola dell’Ellade, e che ogni ateniese cresce prostrando in se una felice versastilità la fiducia in se stesso e la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione. Ed é per questo che la nostra città é aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così!
Oggi (scusate ma non ho il testo del discorso)
Silvio Berlusconi
http://tv.repubblica.it/piu-visti/settimana/berlusconi-contro-pd-e-giudici-(discorso)/44261?video
Il primo discorso: una manciata di minuti e un contenuto impeccabile. Pericle da' credito alle istituzioni e parla di libertà e giustizia per tutti. Parla di diritti e doveri verso la società e verso gli altri cittadini. La discussione non è un ostacolo alla democrazia, allo stato, anzi. Invita TUTTI i cittadini a rispettare le leggi, non a farsene per risolvere delle faccende personali.
Il secondo discorso: quaranta minuti di manipolazione e demagogia, di istigazione all'odio verso le altri parti politiche e verso la magistratura. Berlusconi parla di amore per il proprio popolo, di amore nella sua fazione politica, lo stesso amore che qualche tempo fa ha spinto i "manifestanti" dell'amore a spintonare i dissidenti politici. Nel PDL c'è così tanto amore, che per amore del Presidente del Consiglio dei ministri fanno leggi che ne garantiscono l'incolumità penale, e spesso sempre per questo "amore" che aleggia libero quà e là, nel PDL si chiude un occhio se qualcuno ha qualche accusa di troppo per Mafia, associazione a delinquere e quant'altro. Questo amore che si tramuta senza che ce ne accorgiamo in odio per le libertà e per le istituzioni, istiga l'elettorato berlusconiano (annebbiato evidentemente da questo amore) ad andare contro la magistratura e a santificare una tra le persone con più carichi pendenti che il nostro "Bel Paese" abbia mai conosciuto (e di criminali ce ne abbiamo avuti in Italia eh).
Non mi dilungherò ulteriormente a commentare tutte le belle parole che avete letto ed ascoltato fin'ora, anche perchè avevo promesso che non lo avrei fatto. Voglio solo sottoporre alla vostra attenzione una differenza che ho trovato tra i due oratori, dalla quale credo si possano dedurre tutte le restanti: il primo oratore invitava il popolo a credere nella giustizia, il secondo ad andarle contro e a diffidarne. Fa quasi paura.
Richtig.
-Marco Catitti-
461 a.C. Pericle
Interpretato da Paolo Rossi: http://www.youtube.com/watch?v=qKndI5ovn8I&feature=player_embedded
Qui ad Atene noi facciamo così: qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi, e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così: le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza, quando un cittadino si distingue, allora esso sarà a preferenza di altri chiamato a servire lo stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa, al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.Qui ad Atene noi facciamo così: la libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana, noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro, e non infastidiamo mai il nostro prossimo, se al nostro prossimo piace vivere a modo suo, noi siamo liberi, liberi di vivere, proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari, quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.Qui ad Atene noi facciamo così: ci é stato insegnato di rispettare i magistrati e ci é stato insegnato anche di rispettare le leggi, e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa, e ci e’ stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che é giusto, e di ciò che é buonsenso.Qui ad Atene noi facciamo così: un uomo che non si interessa allo stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile, e benché in pochi siano in grado di dar vita a una politica, beh, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicita sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma io proclamo Atene scuola dell’Ellade, e che ogni ateniese cresce prostrando in se una felice versastilità la fiducia in se stesso e la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione. Ed é per questo che la nostra città é aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così!
Oggi (scusate ma non ho il testo del discorso)
Silvio Berlusconi
http://tv.repubblica.it/piu-visti/settimana/berlusconi-contro-pd-e-giudici-(discorso)/44261?video
Il primo discorso: una manciata di minuti e un contenuto impeccabile. Pericle da' credito alle istituzioni e parla di libertà e giustizia per tutti. Parla di diritti e doveri verso la società e verso gli altri cittadini. La discussione non è un ostacolo alla democrazia, allo stato, anzi. Invita TUTTI i cittadini a rispettare le leggi, non a farsene per risolvere delle faccende personali.
Il secondo discorso: quaranta minuti di manipolazione e demagogia, di istigazione all'odio verso le altri parti politiche e verso la magistratura. Berlusconi parla di amore per il proprio popolo, di amore nella sua fazione politica, lo stesso amore che qualche tempo fa ha spinto i "manifestanti" dell'amore a spintonare i dissidenti politici. Nel PDL c'è così tanto amore, che per amore del Presidente del Consiglio dei ministri fanno leggi che ne garantiscono l'incolumità penale, e spesso sempre per questo "amore" che aleggia libero quà e là, nel PDL si chiude un occhio se qualcuno ha qualche accusa di troppo per Mafia, associazione a delinquere e quant'altro. Questo amore che si tramuta senza che ce ne accorgiamo in odio per le libertà e per le istituzioni, istiga l'elettorato berlusconiano (annebbiato evidentemente da questo amore) ad andare contro la magistratura e a santificare una tra le persone con più carichi pendenti che il nostro "Bel Paese" abbia mai conosciuto (e di criminali ce ne abbiamo avuti in Italia eh).
Non mi dilungherò ulteriormente a commentare tutte le belle parole che avete letto ed ascoltato fin'ora, anche perchè avevo promesso che non lo avrei fatto. Voglio solo sottoporre alla vostra attenzione una differenza che ho trovato tra i due oratori, dalla quale credo si possano dedurre tutte le restanti: il primo oratore invitava il popolo a credere nella giustizia, il secondo ad andarle contro e a diffidarne. Fa quasi paura.
Richtig.
-Marco Catitti-
mercoledì 7 aprile 2010
L’AQUILA , UN ANNO DI DEMAGOGIA E DISINFORMAZIONE
6 aprile 2010, un anno dopo la tragedia del sisma che colpì la città di L’Aquila e le zone limitrofe, gli aquilani si riuniscono nel dolore per celebrare il ricordo delle 308 vittime dell’ accaduto, organizzando un corteo di dolore e rabbia, intriso di molteplici significati e propositi,nel segno del ricordo dei defunti e nella speranza di un tanto difficile cambiamento.
Ma nel doveroso dolore non mancano sconforto e indignazione, sentimenti già esternati nei giorni precedenti dal cosiddetto “popolo delle carriole”, movimento capace di riportare l’attenzione mediatica italiana sulla ormai giornalisticamente archiviata ricostruzione.
Lo stesso Berlusconi constatando la tensione del clima ha avuto il riguardo di non presentarsi all’evento di commemorazione, forse timoroso di non essere accolto dal solito bagno di folla celebrativo, eventualità che il presidente della regione Gianni Chiodi aveva già portato alla sua attenzione.
L’assenza del premier non è tuttavia stata sufficiente a placare gli animi, nel corso del consiglio Comunale tenuto lunedì sera sono state infatti espresse pesanti contestazioni dai cittadini presenti che hanno accolto con fischi e urla la lettera di Schifani ed il telegramma di Silvio Berlusconi, il quale nell’ esprimere la sua commozione non ha risparmiato riferimenti continui all’importanza del suo recente operato, facendo surriscaldare l’ambiente e provocando il tumulto generale.
Ad un anno dal sisma è tuttavia arrivato il momento di fare un punto della situazione di quanto effettivamente è stato fatto, compito osteggiato dalla vergognosa omertà dei media e dalla nauseabonda propaganda politica che è stata propinata agli italiani attorno all’evento.
L’apice di quest’ultima è stato probabilmente raggiunto con la consegna dei prefabbricati ad Onna da parte del presidente del consiglio, evento presentato dalle tv come fosse la risoluzione definitiva del governo al dramma degli sfollati, tacendo totalmente sul fatto che l’opera era stata finanziata dalla croce rossa e da privati; occasione, questa,che alcuni hanno scherzosamente(ma neanche troppo) accostato alla consegna, di mussoliniana memoria, delle case popolari a Forlì, evento che fu mandato in onda su Luce tra il tripudio e la commozione generali.
Tutto questo sfruttamento mediatico ha reso impossibile accertare un quadro chiaro della situazione negli ultimi dodici mesi senza incorrere in notizie politicamente “filtrate”, ad oggi la protezione civile dichiara che nelle strutture alberghiere rimangono 4.315 persone, tra la costa abruzzese (1.850) e L’Aquila (2.455), mentre altre 622 sono ospitate nella scuola sottufficiali della Guardia di Finanza di Coppito. Per quanto riguarda le persone che hanno trovato una sistemazione in attesa della ricostruzione della propria abitazione: 15 mila alloggiano nei 4.449 appartamenti del piano Case, mentre altre 3.535 famiglie occupano i Moduli abitativi provvisori, gran parte delle persone fa utilizzo del contributo di autonoma sistemazione, vale a dire la possibilità di provvedere autonomamente ad un nuovo alloggio, contando su un contributo statale che può arrivare fino a 700 euro al mese, a seconda della composizione del nucleo familiare.
A questi bisogna naturalmente aggiungere “1750 persone, coppie e single con casa inagibile o nella zona rossa che non hanno trovato posto nel progetto Case, oppure non hanno partecipato al censimento, o hanno avuto la loro casa riclassificata come inagibile dopo agosto”.
Martedì venticinquemila aquilani hanno chiesto “Verità e Giustizia” per le vittime di questa tragedia:
Verità vuol dire non essere costretti a combattere con la poca trasparenza delle istituzioni italiane,vincolate nella divulgazione dei fatti dagli interessi dei singoli e dalla connivenza delle autorità con chi specula sul terremoto
Giustizia vuol dire trovare e accertare le responsabilità dei crolli dei numerosissimi edifici non a norma, espressione di una consuetudine dell’edilizia italiana, quella del risparmio a tutti i costi, che vede su un 70% di terreno a rischio sismico in Italia un 18% di costruzioni a norma di legge, sistema che premia aziende come la Impregilo, ultima ad aver ritoccato l’ospedale crollato nel capoluogo abruzzese, accusata di connivenza mafiosa ed ora pronta a lanciarsi nell’opera del ponte sullo stretto.
Richtig.
-Riccardo Trobbiani-
Pubblicazione autorizzata da Marco Catitti
Ma nel doveroso dolore non mancano sconforto e indignazione, sentimenti già esternati nei giorni precedenti dal cosiddetto “popolo delle carriole”, movimento capace di riportare l’attenzione mediatica italiana sulla ormai giornalisticamente archiviata ricostruzione.
Lo stesso Berlusconi constatando la tensione del clima ha avuto il riguardo di non presentarsi all’evento di commemorazione, forse timoroso di non essere accolto dal solito bagno di folla celebrativo, eventualità che il presidente della regione Gianni Chiodi aveva già portato alla sua attenzione.
L’assenza del premier non è tuttavia stata sufficiente a placare gli animi, nel corso del consiglio Comunale tenuto lunedì sera sono state infatti espresse pesanti contestazioni dai cittadini presenti che hanno accolto con fischi e urla la lettera di Schifani ed il telegramma di Silvio Berlusconi, il quale nell’ esprimere la sua commozione non ha risparmiato riferimenti continui all’importanza del suo recente operato, facendo surriscaldare l’ambiente e provocando il tumulto generale.
Ad un anno dal sisma è tuttavia arrivato il momento di fare un punto della situazione di quanto effettivamente è stato fatto, compito osteggiato dalla vergognosa omertà dei media e dalla nauseabonda propaganda politica che è stata propinata agli italiani attorno all’evento.
L’apice di quest’ultima è stato probabilmente raggiunto con la consegna dei prefabbricati ad Onna da parte del presidente del consiglio, evento presentato dalle tv come fosse la risoluzione definitiva del governo al dramma degli sfollati, tacendo totalmente sul fatto che l’opera era stata finanziata dalla croce rossa e da privati; occasione, questa,che alcuni hanno scherzosamente(ma neanche troppo) accostato alla consegna, di mussoliniana memoria, delle case popolari a Forlì, evento che fu mandato in onda su Luce tra il tripudio e la commozione generali.
Tutto questo sfruttamento mediatico ha reso impossibile accertare un quadro chiaro della situazione negli ultimi dodici mesi senza incorrere in notizie politicamente “filtrate”, ad oggi la protezione civile dichiara che nelle strutture alberghiere rimangono 4.315 persone, tra la costa abruzzese (1.850) e L’Aquila (2.455), mentre altre 622 sono ospitate nella scuola sottufficiali della Guardia di Finanza di Coppito. Per quanto riguarda le persone che hanno trovato una sistemazione in attesa della ricostruzione della propria abitazione: 15 mila alloggiano nei 4.449 appartamenti del piano Case, mentre altre 3.535 famiglie occupano i Moduli abitativi provvisori, gran parte delle persone fa utilizzo del contributo di autonoma sistemazione, vale a dire la possibilità di provvedere autonomamente ad un nuovo alloggio, contando su un contributo statale che può arrivare fino a 700 euro al mese, a seconda della composizione del nucleo familiare.
A questi bisogna naturalmente aggiungere “1750 persone, coppie e single con casa inagibile o nella zona rossa che non hanno trovato posto nel progetto Case, oppure non hanno partecipato al censimento, o hanno avuto la loro casa riclassificata come inagibile dopo agosto”.
Martedì venticinquemila aquilani hanno chiesto “Verità e Giustizia” per le vittime di questa tragedia:
Verità vuol dire non essere costretti a combattere con la poca trasparenza delle istituzioni italiane,vincolate nella divulgazione dei fatti dagli interessi dei singoli e dalla connivenza delle autorità con chi specula sul terremoto
Giustizia vuol dire trovare e accertare le responsabilità dei crolli dei numerosissimi edifici non a norma, espressione di una consuetudine dell’edilizia italiana, quella del risparmio a tutti i costi, che vede su un 70% di terreno a rischio sismico in Italia un 18% di costruzioni a norma di legge, sistema che premia aziende come la Impregilo, ultima ad aver ritoccato l’ospedale crollato nel capoluogo abruzzese, accusata di connivenza mafiosa ed ora pronta a lanciarsi nell’opera del ponte sullo stretto.
Richtig.
-Riccardo Trobbiani-
Pubblicazione autorizzata da Marco Catitti
martedì 6 aprile 2010
Pasqua, una nuova resurrezione per la chiesa?
Paolo Dringoli Stiamo assistendo da settimane a questa parte ad un periodo piuttosto tumultuoso per la Chiesa, dovuto alle accuse di pedofilia che hanno colpito le gerarchie ecclesiastiche, dalle più umili alle più elevate. Le vittime, adulte ormai, che denunciano episodi di abusi subiti in tenera età da parte di sacerdoti della loro parrocchia e non, sono a migliaia in tutto il mondo. Solo adesso si (ri)fanno sentire sull'onda della contestazione generale, decidendo di far riemergere quei drammi e quelle sofferenze che avevano celato dentro di se per molto tempo. La gravità della situazione ha indotto il Papa a reagire duramente ricorrendo a drastici provvedimenti nei confronti dei diretti colpevoli delle violenze e a quei cardinali rei di aver taciuto di fronte a tali episodi avvenuti nella propria diocesi.
Il mondo cattolico insomma sta vivendo giorni di vera Passione che hanno scosso le fondamenta stesse della Chiesa. Ci si domanda come è potuto accadere tutto questo e si è sgomenti perché non si hanno risposte. L'emblema di purezza e di esemplare moralità che la Chiesa ha il dovere di trasmettere è venuto meno, conseguentemente al decadimento spirituale dei principi etici i quali, privati di un riscontro concreto, hanno perso il loro effettivo valore. La corruzione, la pedofilia ed altri mali che dilaniano la Chiesa non sono altro che manifestazioni del maligno che alberga stabilmente da tempo immemore anche tra le mura Vaticane. E le conseguenze si possono apprezzare concretamente nella realtà: cardinali che non credono in Gesù, vescovi collegati con il demonio, si parla addirittura di “fumo di Satana” nelle Sacre stanze. Tesi espresse e confermate con vigore da padre Gabriele Amorth, sacerdote paolino e più famoso esorcista al mondo. I recenti sondaggi sono la riprova della crisi che sta colpendo l'immagine stessa del cattolicesimo, soprattutto all'estero: meno di un terzo dei cattolici Usa ha un'opinione favorevole dell'operato del Papa contro il 40% del 2006.
Niente e nulla potrà restituire alle vittime delle violenze la dignità e la fiducia di cui sono ampiamente state private. Non esiste giustizia umana che possa appagare un torto del genere. L'unica luce che potrà risollevare il destino della Chiesa dal buio in cui è piombata è Cristo. È l'appello sentito da parte di Juliàn Carròn, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, rivolto al mondo della cristianità cattolica e in particolare al Papa, al quale ricorda che “è nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo” e che nel perdono e nella preghiera che è possibile “riscoprire l'infinito amore di Cristo per ciascuno di noi”. Ed è proprio in questa direzione che Benedetto XVI si sta muovendo allo scopo di salvare il vascello di Pietro dall'ennesimo ostacolo che il maligno ha parato nel suo tragitto.
Ma la domanda che mi pongo e vi rivolgo è la seguente: riuscirà l'uomo a scongiurare la tentazione che lo affligge quotidianamente? Seppur siano vescovi, cardinali o sacerdoti, sono pur sempre uomini e sono soggetti ai piaceri e ai peccati della carne. Inoltre, in questo particolare caso, si evince con maggior vigore il dualismo kantiano di animale (corpo) e santo (anima) che caratterizza il precario equilibrio interiore di ogni uomo. Di recente, si sostiene infatti che sia necessario eliminare il celibato in modo da sopperire a tali mancanze. Ma è un tentativo a mio parere sconsiderato, perché in questo modo non si fa altro che soggiogarsi a nuove tentazioni, tralasciando il messaggio divino che dovrebbe essere alla base della vocazione ecclesiastica. Ma è anche vero che la dottrina cattolica prevede che solo dall'equilibrio tra spirito, anima e corpo si possa giungere alla felicità. Questo indurrebbe a pensare che gli uomini di Chiesa siano i più volubili alle tentazioni carnali allo scopo di appagare il proprio benessere personale; ma è proprio a questo punto che interviene l'insegnamento di Cristo: il principio di amore verso il prossimo è quello che dovrebbe spingere chiunque, specie se si è ecclesiastici, ad abbandonare l'egoismo del piacere, abbracciando la filosofia dell'altruismo e della carità, principi cardine del cattolicesimo.
Riuscirà dunque il mondo cattolico a ritrovarsi in questi principi sani, un tempo all'ordine del giorno, trasmessi con forza e vigore dai Padri della Chiesa? Questa Pasqua segnerà una nuova Resurrezione?
Richtig.
-Paolo Dringoli-
Pubblicazione autorizzata da Marco Catitti
Il mondo cattolico insomma sta vivendo giorni di vera Passione che hanno scosso le fondamenta stesse della Chiesa. Ci si domanda come è potuto accadere tutto questo e si è sgomenti perché non si hanno risposte. L'emblema di purezza e di esemplare moralità che la Chiesa ha il dovere di trasmettere è venuto meno, conseguentemente al decadimento spirituale dei principi etici i quali, privati di un riscontro concreto, hanno perso il loro effettivo valore. La corruzione, la pedofilia ed altri mali che dilaniano la Chiesa non sono altro che manifestazioni del maligno che alberga stabilmente da tempo immemore anche tra le mura Vaticane. E le conseguenze si possono apprezzare concretamente nella realtà: cardinali che non credono in Gesù, vescovi collegati con il demonio, si parla addirittura di “fumo di Satana” nelle Sacre stanze. Tesi espresse e confermate con vigore da padre Gabriele Amorth, sacerdote paolino e più famoso esorcista al mondo. I recenti sondaggi sono la riprova della crisi che sta colpendo l'immagine stessa del cattolicesimo, soprattutto all'estero: meno di un terzo dei cattolici Usa ha un'opinione favorevole dell'operato del Papa contro il 40% del 2006.
Niente e nulla potrà restituire alle vittime delle violenze la dignità e la fiducia di cui sono ampiamente state private. Non esiste giustizia umana che possa appagare un torto del genere. L'unica luce che potrà risollevare il destino della Chiesa dal buio in cui è piombata è Cristo. È l'appello sentito da parte di Juliàn Carròn, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, rivolto al mondo della cristianità cattolica e in particolare al Papa, al quale ricorda che “è nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo” e che nel perdono e nella preghiera che è possibile “riscoprire l'infinito amore di Cristo per ciascuno di noi”. Ed è proprio in questa direzione che Benedetto XVI si sta muovendo allo scopo di salvare il vascello di Pietro dall'ennesimo ostacolo che il maligno ha parato nel suo tragitto.
Ma la domanda che mi pongo e vi rivolgo è la seguente: riuscirà l'uomo a scongiurare la tentazione che lo affligge quotidianamente? Seppur siano vescovi, cardinali o sacerdoti, sono pur sempre uomini e sono soggetti ai piaceri e ai peccati della carne. Inoltre, in questo particolare caso, si evince con maggior vigore il dualismo kantiano di animale (corpo) e santo (anima) che caratterizza il precario equilibrio interiore di ogni uomo. Di recente, si sostiene infatti che sia necessario eliminare il celibato in modo da sopperire a tali mancanze. Ma è un tentativo a mio parere sconsiderato, perché in questo modo non si fa altro che soggiogarsi a nuove tentazioni, tralasciando il messaggio divino che dovrebbe essere alla base della vocazione ecclesiastica. Ma è anche vero che la dottrina cattolica prevede che solo dall'equilibrio tra spirito, anima e corpo si possa giungere alla felicità. Questo indurrebbe a pensare che gli uomini di Chiesa siano i più volubili alle tentazioni carnali allo scopo di appagare il proprio benessere personale; ma è proprio a questo punto che interviene l'insegnamento di Cristo: il principio di amore verso il prossimo è quello che dovrebbe spingere chiunque, specie se si è ecclesiastici, ad abbandonare l'egoismo del piacere, abbracciando la filosofia dell'altruismo e della carità, principi cardine del cattolicesimo.
Riuscirà dunque il mondo cattolico a ritrovarsi in questi principi sani, un tempo all'ordine del giorno, trasmessi con forza e vigore dai Padri della Chiesa? Questa Pasqua segnerà una nuova Resurrezione?
Richtig.
-Paolo Dringoli-
Pubblicazione autorizzata da Marco Catitti
lunedì 5 aprile 2010
"Al Pd non piace la gnocca?" e a Libero non piace la politica
In questi giorni tra i vari titoli in prima pagina, regionali si, regionali no, ve n'è stato uno che qui a Richtig e credo non solo qui, ha fatto abbastanza sorridere, un sorriso quasi isterico che si è tracciato sui nostri volti che era più tendente ad un pianto greco che a un'occasione per gioire. Libero, giornale dichiaratamente schierato e asservito, con un linguaggio a mio avviso poco ortodosso e poco consono ad una testata nazionale, definisce i membri del PD poco propendenti al gentil sesso. Ora, che un giornale di grande risonanza mediatica faccia delle affermazioni del genere, è abbastanza grave e adesso ve ne spiegherò anche i motivi. Per prima cosa come i "Manifestanti dell'amore" dicevano qualche giorno fa "i comunisti fanno i programmi loro con i nostri soldi sulla nostra tv pubblica", beh allora io che sono tutt'altro che comunista, da uomo libero posso dire che io non voglio che un giornale che prende finanziamenti statali scriva certe boiate con i miei soldi e che utilizzi un mezzo d'informazione per accusare di omosessualità un partito che di certo non mi è vicino ne politicamente ne socialmente parlando.
I "Manifestanti dell'amore" non vogliono che "i comunisti" usino le tv per fare dell'informazione secondo loro ambigua? Bene io non voglio che un giornale che prende dei finanziamenti statali scriva certe cose. Altra cosa che vorrei fosse chiara a tutti i politici, giornalisti e politicanti è che se si vuole fare politica la si fa senza giocare pesantemente su temi del tipo l'aspetto fisico delle parlamentari (ricordo il diverbio tra Il Premier e Rosy Bindi) e la quantità di donne nei partiti arrivando poi a conclusioni del tipo che ci sono interi partiti ai quali "non piace la gnocca". La politica è un aspetto della vita di uno stato tra i più seri e tra i più importanti, ed è supportato da tanti altre forze quali il giornalismo, e sinceramente vedere degenerare e giungere al declino questo binomio politico giornalistico è veramente un pessimo spettacolo. La politica si fa e la si fa seriamente, e spero che questo torni prima o poi in mente a chi passa la giornata a scaldarsi la poltrona e a chi passa la giornata a ideare titoli da prima pagina che hanno a che fare più con l'ignoranza che con la politica.
Richtig.
Marco Catitti
I "Manifestanti dell'amore" non vogliono che "i comunisti" usino le tv per fare dell'informazione secondo loro ambigua? Bene io non voglio che un giornale che prende dei finanziamenti statali scriva certe cose. Altra cosa che vorrei fosse chiara a tutti i politici, giornalisti e politicanti è che se si vuole fare politica la si fa senza giocare pesantemente su temi del tipo l'aspetto fisico delle parlamentari (ricordo il diverbio tra Il Premier e Rosy Bindi) e la quantità di donne nei partiti arrivando poi a conclusioni del tipo che ci sono interi partiti ai quali "non piace la gnocca". La politica è un aspetto della vita di uno stato tra i più seri e tra i più importanti, ed è supportato da tanti altre forze quali il giornalismo, e sinceramente vedere degenerare e giungere al declino questo binomio politico giornalistico è veramente un pessimo spettacolo. La politica si fa e la si fa seriamente, e spero che questo torni prima o poi in mente a chi passa la giornata a scaldarsi la poltrona e a chi passa la giornata a ideare titoli da prima pagina che hanno a che fare più con l'ignoranza che con la politica.
Richtig.
Marco Catitti
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