BOSSI: “L’UNICO ALLEATO”… DA QUANDO NON PARLA PIU’ DI MAFIA E P2

“Che dio ce lo conservi”, con queste parole il premier ha espresso il suo conforto nel constatare la fedeltà del leader del carroccio al PDL , unica sicurezza in questa incessante crisi di partito che sta portando a galla veleni sopiti tra berlusconiani e finiani, correnti che esprimono evidentemente un modo diverso di fare politica, differenze che non è forse più possibile attenuare in virtù di interessi comuni.
Nel caos della divergenza di opinioni ognuno dice la sua,esternando incompatibilità ormai innegabili tra le due fazioni venutesi a creare; emblematico il teatrino offertoci dalla trasmissione “L’Ultima Parola” venerdì sera su raidue, durante la quale è stato inscenato il contenzioso tra i finiani Bocchino e Urso ed i fedelissimi del cavaliere Lupi e Santanchè , condito da reciproci inviti a dimettersi, accuse di squadrismo e fascismo ai berlusconiani, minacce di scissione con la riserva di voto comune in parlamento.
“Se si rompe il patto con gli italiani si và al voto” avvisa Gasparri, facendosi interprete di quella parte di EX-AN che non intende seguire Fini nelle sue possibili scelte più radicali.
Finiani e leghisti sono ormai al capolinea che segna la difficoltà di continuare a convivere in un partito schiavo delle esigenze del carroccio, seconde solo a quelle proprie personali di Silvio, ormai indissolubilmente legato al partito di Bossi, definito dal premier stesso l’unico alleato fedele.
Forse il peso degli anni si fa sentire sulla memoria politica del cavaliere cosi come incide sulla radicalità delle scelte ideologiche di Umberto,entrambi immemori dei tempi in cui si scannavano pubblicamente sui temi e accuse tutt’altro che leggeri.
Eh già perché forse pochi ricordano che Bossi fece cadere il primo governo Berlusconi in seguito alle accuse di connivenza con Cosa Nostra e dell’avviso di garanzia da questi ricevuto, dando inizio ad una battaglia mediatica senza precedenti contro l’allora leader di Forza Italia.
Nessuno fa ormai più riferimenti alle continue accuse di piduismo e mafia mosse dalla Lega a Berlusconi negli anni novanta, quasi come fosse stata sindacata una damnatio memoriae per tutti i trascorsi veleni tra gli attuali membri del PDL.
Ma bisogna attingere alle parole dello stesso Bossi per rilevare come sia cambiato il vento nella destra italiana nel corso di quindici anni, ecco qualche paradigmatico esempio della considerazione che Umberto aveva del cavaliere:
1994 - 20 marzo: "Berlusconi è un grosso imprenditore che ha mille interessi e se fosse presidente del Consiglio si troverebbe a discutere dei suoi interessi una legge sì ed una no".
1994 – Berlusconi è un dittatore
1994 – ho fatto la mia battaglia, quando nessuno mi capiva, ho fatto cadere un peronista (Berlusconi) uno che ogni sera, dal suo balcone , entrava in ogni casa a fare il lavaggio del cervello. Il parlamento adesso sarà l’utero della seconda repubblica.
1994 - 30 dicembre - "Berlusconi imprenditore? Mi viene da ridere. Semmai faceva il prestanome. Il suo progetto non è altro che il piano di Gelli. Le due strategie sono sovrapponibili: Forza Italia è la P2
Berlusconi, uomo di Cosa Nostra, non poteva che essere di pasta profondamente antidemocratica. (...) Il Polo per le origini mafiose della ricchezza di Berlusconi gravita su Palermo (…) Berlusconi che è il capo di Forza Italia, un partito creato da Dell'Utri inquisito per mafia che con i suoi mezzi senza limiti tiene in vita tutti i partiti del Polo. (Umberto Bossi, Intervento al Congresso Federale Straordinario della Lega Nord, 24/25 Ottobre 1998 Brescia
Un massone piduista come l'arcorista non poteva che usare quel linguaggio. In fondo Berlusconi e' sempre stato un problema di "cosa sua" o "cosa nostra". Ma ne' mafia, ne' P2, ne' America riusciranno a distruggere la nostra societa". (Umberto Bossi, 24 Febbraio 1999)
La comunione d’interessi che salda personaggi con storie politiche così contrastanti crea solamente alleanze di comodo che reggono finchè gli obbiettivi personali di ogni singola parte non sono stati raggiunti.
Il peso politico che la Lega ha assunto negli ultimi anni gli ha garantito di poter alzare la voce su federalismo e immigrazione;contrariamente la poca coesione e la perdita di possibilità di espressione come corrente autonoma che hanno subito i finiani li sta evidentemente portando a rivalutare le loro scelte, facendo tuttavia rimanere molto debole la speranza che vi sia stata una crisi di coscienza per aver supportato un partito che di politicamente ideologico non ha mai avuto nulla.
-Riccardo Trobbiani-
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