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domenica 28 novembre 2010

Wikileaks: L'imminente bomba mediatica


“Wikileaks commette reati contro gli interessi nazionali” con queste parole il Ministro degli esteri Frattini ci rende partecipi della sua contrarietà all’operato del sito di Julian Assange, fondatore del organizzazione che in poco più di due anni ha rivoluzionato le possibilità di diffusione di documenti riservati delle varie ambascerie e apparati statali con l’intenzione di renderle facilmente fruibili al grande pubblico, infastidendo non poco i sostenitori della riservatezza come “ragion di stato”, riservatezza che troppo spesso diventa sinonimo di manipolazione, distorsione,insabbiamento e censura delle notizie di politica internazionale.
Il nervosismo del ministro e dei suoi innumerevoli colleghi stranieri è connaturata alla ormai prossima pubblicazione da parte di wikileaks di una valanga (si parla di più di 2,5 milioni ) di documenti riservati, lettere delle ambasciate ai dipartimenti di stato dei rispettivi paesi e resoconti ufficiali che dovrebbero coprire un periodo che va dal 2003 al 2009, materiale concernente gli ambiti più disparati, dalla questione degli insediamenti Isrealiani a rivelazioni sulla sempre poco edificante politica estera americana. Ciò che tuttavia tiene ormai da giorni la nostra classe politica in angosciante attesa sono le possibili fughe di notizie sulla bollente questione Finmeccanica,sull’ancora torbida Exit strategy da Nassyria del 2006,sull’invio del contingente italiano in Libano ai tempi di D’Alema,sulle trattative degli ostaggi in Afghanistan e, dulcis in fundo, sui rapporti tra la fervente filoamericana Italia e stati come la Libia e la Russia, non propriamente allineati con il piano di egemonia economica mondiale dei nostri compagni d’oltreoceano. E qui casca l’asino. Già da qualche tempo la classe dirigente sta correndo ai ripari, il buon Frattini da canto suo ribadisce gli ottimi rapporti sempre intercorsi tra Italia e USA e, facendo eco a tutta la maggioranza, invita la classe politica al buonsenso di “non commentare nemmeno” le eventuali notizie diffuse, in parole povere “Buona omertà a tutti!”.
E’ tuttavia risaputo che rivendicazioni e trame mediatiche pur potendo influire sulla percezione che ha la gente della realtà non cambiano l’essenza dei fatti, soprattutto quella scritta nero su bianco su documenti ufficiali che di parziale non hanno nulla, non prestandosi così ad eventuali critiche di faziosità o falsità. 
La pubblicazione è prevista per le 22:30 di questa sera, orario Italiano, staremo a guardare sperando di non dover come al solito fare spallucce di fronte all’indifferenza dei nostri governanti, attuali e passati.

 - Riccardo Trobbiani -

martedì 23 novembre 2010

Piogge: Montesacro in ginocchio

Finalmente la tanto(?) attesa stagione della piogge è arrivata e credo che, chi prima chi dopo, ce ne siamo accorti tutti. In quest'ultima settimana le piogge hanno causato non pochi disagi all'interno del nostro quartiere. Tra Viale Adriatico, Via Nomentana e le strade adiacenti si possono ammirare dei veri e propri crateri lunari scavati dalla pioggia, che farebbero invidia al più diligente operaio munito di martello pneumatico. In Via Peralba (una delle traverse di Viale Adriatico dove l'asfalto si è magicamente sfracellato) ad esempio si è formato un piccolo cratere colmo d'acqua che col tempo farà concorrenza alla piscina comunale situata al Tufello se non si opererà a dovere. Andando in direzione centro invece si può notare una fantastica cornice di foglie bagnate ai margini (e spesso anche al centro) della Nomentana. Questo elemento abbastanza pericoloso è un vero e proprio toccasana per chi ogni giorno affronta il traffico con mezzi a due ruote; deve scapparci il morto prima che qualcuno si decida a rimuoverle? Ma tutto ciò non è niente in confronto a quello che molti cittadini hanno avuto la fortuna di vedere durante questo fine settimana. Uno spettacolo naturale mai visto prima, una rivincita da parte della natura che si beffa dell'inefficenza di chi di dovere dovrebbe preoccuparsi del mantenimento delle strade e delle condutture fognarie. Parliamo di intere zone sommerse dall'acqua piovana: Viale Jonio, tutto il lato che affaccia sul parco dei Canuti sommersa dall'acqua piovana, per percorrere il marciapiede in questi giorni ci sarebbe voluta una scialuppa, ed ecco che i pedoni sono stati costretti a percorrere Viale Jonio nella corsia centrale della strada adibita al traffico, strada che tra l'altro viene tassativamente percorsa a velocità autostradali. Via Fucini invece, Domenica scorsa era sommersa in parte nelle zone di depressione dove l'acqua stagnava senza problemi aumentando di volume a vista d'occhio, mentre Via della Cecchina era diventata una vera e propria riserva naturale marina, totalmente colma nella sua totalità di acqua piovana. Tutto ciò è avvenuto e avviene perchè chi dovrebbe controllare lo stato del manto stradale e lo stato di funzionamento dei tombini e in caso di necessità operare a riguardo, evidentemente non lo fa, ed ogni anno infatti si ripete sempre la stessa storia.

-Marco Catitti-
Richtig

domenica 21 novembre 2010

FLASH|Politica: Il pasticcio all'italiana



Tra nuovi poli, vecchi poli, dimissioni, sciacallaggi e l'infinita ricerca di voti di fiducia non ci si capisce più nulla. La Carfagna si dimette, denuncia l'inutilità del suo Ministero, in quanto isolato e non preso in considerazione dagli altri colleghi del suo partito, e la crisi del PdL che impedisce di operare realmente per il paese e che in Campania ha impedito di risolvere i palesi disagi presenti. Casini invece ci ripensa sulle elezioni e si chiede se non sia meglio seguire il "carpe diem" e rientrare in maggioranza. E mentre Casini tentenna e ci pensa su, Montezemolo invece si dichiara indisposto ad entrare in politica in senso partitico, non intende infatti scendere in campo ne con un nuovo partito ne con quelli esistenti. E come se questo pasticcio all'italiana non fosse già abbastanza problematico, ecco che arriva una lettera minatoria al futurista Bocchino, lettera che recita così "sai quando esci dalla tua casa, ma non sai quando farai ritorno". E' tutto un gran casino, un gran pasticcio. Ma quando esploderà questo pasticcio? Quanto continuerà a crescere? Che qualcuno spenga questa macchina, prima che esploda.


-Marco Catitti-
Richtig (FLASH)

venerdì 19 novembre 2010

Strage di Piazza della Loggia: L'ennesima scoraggiante assoluzione



Una settimana di camera di consiglio.
E’ questo il tempo che la corte d’assise di Brescia ha ritenuto necessario per esprimere il proprio giudizio in merito alla responsabilità di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte,Francesco delfino e Pino Rauti riguardo ai fatti della strage di piazza della Loggia del 28 Maggio 1974, giudizio che ha portato alla assoluzione della totalità dei suddetti. Per i primi quattro dei cinque imputati solo poche settimane fa i PM avevano chiesto l’ergastolo, accusandoli di fronte alla magistratura giudicante di concorso in strage.
Ciò che avvilisce e sconforta i disillusi parenti delle vittime è il reiterarsi di una spiacevole situazione giudiziaria che già conoscono bene, avendo visto concludersi con buchi nell’acqua le precedenti indagini e processi già tenutisi nel ‘79 e nel ’87 
Ma torniamo all’antefatto, svoltosi in quel drammatico giorno di Maggio in una delle piazze principali di Brescia,luogo che divenne teatro di un sanguinoso attentato politico, quando una bomba nascosta in un cestino della spazzatura esplose colpendo in pieno il corteo di protesta del “Comitato Antifascista”, uccidendo otto persone e ferendone un centinaio, dando vita all’ennesimo capitolo buio della storia italiana di quegli anni. 
L’attribuzione dell’attentato all’organizzazione neofascista Ordine Nuovo aprì la strada ad un travagliato e inconcludente capitolo giudiziario ed investigativo, tartassato da plurime ipotesi di coinvolgimenti dello stato, da morti (come quella dell’ indagato Ermanno Buzzi,strangolato in carcere) e dagli immancabili insabbiamenti ai quali ci dovremmo essere ormai abituati sentendone parlare ogniqualvolta ci si trova a trattare di stragismo.
Il più clamoroso tra questi, degno di nota soprattutto per la prontezza nella sua esecuzione, parrebbe essere la pulizia del luogo della strage fatta dai pompieri prima che le autorità giudiziarie potessero raccogliere le prove, Vigili che“lavarono” via ogni possibile indizio sotto indicazione di una non ben individuata autorità dirigenziale.
Ma chi sono i personaggi sopracitati, seduti più volte sul banco degli imputati anche nei precedenti processi e oggi rilasciati per insufficienza di prove? Zorzi,Maggi e Tramonte sono ex militanti di Ordine Nuovo il cui coinvolgimento nell’organizzazione della strage è pressoché certo, salvo la palese impossibilità di determinare responsabilità individuali; Tramonte, a quel tempo anche collaboratore dei servizi segreti italiani, pare essere stato individuato in una foto scattata poco dopo il fatto e rinvenuta ad anni di distanza. Francesco Delfino è un ex generale dei carabinieri , all'epoca responsabile,con il grado di capitano , del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Brescia ed infine Pino Rauti, fondatore dello stesso movimento sovversivo.
Secondo Alfredo Bazoli, figlio di uno dei manifestanti trucidati al tempo ed oggi impegnato assieme al comitato dei parenti delle vittime, almeno un risultato sarebbe probabilmente stato raggiunto:“ora la verità storica c’è” afferma l’uomo, convinto che malgrado la mancata condanna dei colpevoli la gran mole di testimonianze e prove raccolte negli anni di indagini abbiano perlomeno portato a far luce sul contesto nel quale si svolse il dramma.
Resta ora da aspettare che gli atti processuali e le motivazioni della decisione dei giudici vengano resi pubblici, nel frattempo possiamo solo sperare di non dover più assistere alle vergognose polemiche partitiche sollevate in questi giorni, delle quali si è fatta “portavoce” la deputata Viviana Beccalossi tramite un infelice appunto sui presunti presupposti politici dell’indagine che porterebbero a cercare i responsabili “da una sola parte”, sintomo di un sistema politico incapace di consegnare le rispettive logiche di destra e sinistra al più adeguato contesto storico.


-Riccardo Trobbiani-
Richtig

sabato 13 novembre 2010

Fini, Casini e Rutelli: Unità d'Italia e uniti per il Futuro dell'Italia

Oggi in Via Torino a Roma si respire a pieni polmoni quell'aria nuova, quell'aria tanto attesa che da sedici anni a questa parte è stata inquinata troppo spesso da chi per interessi personali ha preferito credere che la politica sia un organo ad uso esclusivamente personale, ma finalmente oggi tre degli uomini più risoluti della politica italiana si sono ritrovati nella sede dei Liberal Democratici nel cuore della capitale (in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia che verranno celebrati nel 2011) e hanno ufficializzato la loro intenzione di voler estirpare questo male e di far respirare a pieni polmoni la libertà al proprio paese. Perchè cari lettori il nostro paese è come un fumatore incallito che si è nutrito eccessivamente di nicotina, solo che la nicotina del nostro paese è il malgoverno, la politica dei pochi, una politica che ha perso la sua funzione di "Res Publica" per diventare nient'altro che un malaffare colluso con la malavita e i propri affari privati. Oggi si è detto basta con questa visione distorta della sfera politica e davanti a una sala stracolma di gente il leader dell'Udc Pierferdinando Casini, il leader dell'Api e Senatore della Repubblica Francesco Rutelli e il Presidente della Camera il "futurista" Gianfranco Fini hanno esplicato le loro idee e la linea politica che seguiranno, che sembra essere una linea comune per tutti e tre. Fa gli onori di casa e introduce questo entusiasmante pomeriggio l'On. Tanoni dei Liberaldemocratici parlando di una necessità palese di ritornare ad una politica di stampo risorgimentale e dopo questo breve incipit lascia il microfono al Prof. Mario Belardinelli, professore ordinario di Storia Contemporane presso l'Università di Roma Tre, il quale impronta il suo intervento sull'importanza che deve avere la storia che portò all'Unità d'Italia per la politica di oggi e attraverso un lungo excursus storico ripercorre la Storia d'Italia. La parola passa poi all'On. Daniela Melchiorre la quale conferma la tesi di Tanoni e aggiunge che bisogna prendere come modello politico personaggi come Mazzini e Garibaldi i quali combattevano per il bene del proprio paese e per l'Unità nazionale mentre oggi la figura del politico medio è quella del politico secessionista impantanato tra malavita e corruzione. Riprende poi l'Articolo tre della costituzione e ricorda che la legge deve essere uguale per tutti, mentre oggi non lo è (frecciatini al Primo Ministro) e ricorda quanto la figura della donna sia stata importante per l'Unità d'Italia e per la storia italiana e quanto tutto ciò molto spesso non venga riconosciuto. 


Ci pensa poi Casini ad affondare il coltello nella questione "malgoverno" e "malcostumi". Parla infatti di una continua e progressiva decadenza dei costumi in Italia legittimata dal cattivo esempio che il governo dà, un governo secessionista, un governo che guarda il paese che affonda tra tagli e colpi bassi ad istruzione, sanità e regioni, un governo che invece che tentare di ricucire gli strappi e le differenze tra nord e sud, dà potere a partiti secessionisti, ad autonomie, un governo che vive di consenso ottenuto grazie al populismo, "un governo figlio di un bipolarismo che non funziona". Così viene descritto lo scenario politico italiano dal leader dell'UDC che invita i presenti ad aprire una nuova pagina di governo, definendo un dovere verso i cittadini il voltare pagina.

L'invito viene preso al volo dall'ex margheritino Francesco Rutelli ora leader dell'Api, il quale ricorda come in occasione dell'Unità d'Italia diverse correnti politiche si misero insieme insieme per costruire il paese, per il bene del paese. Ricorda poi come ogni giorno il Presidente della Repubblica Napolitano sia costretto a richiamare il governo per la decadenza dei costumi che viene adottata da molti elementi del governo stesso e invita gli astanti a ragionare sull'assurdità di ciò e a chiudere questo fallimentare capitolo di governo. Rutelli parla di vari fenomeni che hanno preso piede nel nostro paese quali i trattati europei, il trasferimento dei poteri alle regioni e la globalizzazione e di come questi sedici anni di governo siano stati deleteri e di quanto chi governava non sia riuscito a stare al passo con questi nuovi fenomeni. Parla poi di un'assenza in tutto questo tempo di nuove realtà politiche solide e affidabili a favore di realtà fallimentari e secessioniste come il Pdl e la Lega che invece che investire sul futuro hanno investito sul passato e sul presente e in malo modo. Riguardo al federalismo Rutelli si dice favorevole nella misura in cui il federalismo sia uno strumento per far avanzare il sud e non per favorire ancora una volta il nord a discapito del già arretrato mezzogiorno.

Ed ecco che finalmente il microfono arriva tra le mani dell'attesissimo Presidente della Camera Gianfranco Fini, il quale non si sbilancia con propaganda e antiberlusconismo, bensì si mantiene sull'istituzionale. Invita i più giovani tra gli astanti a ragionare su cosa vuol dire oggi essere italiani e invita tutti a confrontarsi con i cambiamenti che la caduta del Muro di Berlino ha progressivamente portato nella nostra società, il crollo delle ideologie e una nuova società italiana derivata dalla delegazione di molti poteri a Bruxelles, sulla sovranità delegata all'Europa, una società nuova, multipla, multietnica. La classe politica di oggi pensa solo al presente e troppo spesso al passato, per Fini bisogna invece guardare al futuro, a questi fenomeni europei che nell'arco di vent'anni se non meno stravolgeranno il nostro modo di vivere, le nostra città e la nostra patria. Si sofferma poi sul concetto di patria oggi, che non è più solo la terra dei "patres", bensì la terra anche di chi è in Italia, chi ci nasce ma che non ha origini italiane. L'Italia di oggi e l'Italia del futuro deve essere un paese che garantisce un comune destino nazionale e che viene cementato ogni giorno dalle istituzioni che devono far sentire tutti i cittadini orgogliosi di essere italiani. Parla poi di necessità anche sul fronte dell'analisi del cittadino: "Bisogna individuare nuovi strumenti per analizzare lo status dei cittadini, non si può utilizzare solo reddito procapite, bisogna utilizzare come fanno in Francia misure più concrete e reali come l'efficenza dei serivizi pubblici e il livello di criminalità in ogni zona d'Italia, sono questi i veri strumenti di misurazione". Insomma per il Presidente della camera è tempo di futuro e libertà, per tutti, è tempo di riforme ed è tempo di azioni concrete per il bene del paese e questa linea comune adottata da UDC, API E FLI è l'unica soluzione per avere un esecutivo che in tempi brevi risolva le mille problematiche che il paese ha e aggiunge l'ex AN che solo in Italia un'azione di governo che vuole mirare al bene del paese, di fronte al palese disastro del governo attuale, viene bollata come alto tradimento. Fini conclude dicendo basta alla politica dello scaricabarile, del ping pong, degli scandali e dei giochi di poltrona, dice "bisogna individuare e costruire il futuro", "altrimenti la politica si autoescluderà dalla vita dei cittadini italiani" stanchi di queste farse inconcludenti che il governo porta avanti da ormai troppo tempo.


-Marco Catitti-
Richtig

venerdì 12 novembre 2010

In Myanmar la Violenza continua a dettare regole



Questo 7 Novembre si sono svolte le elezioni in Myanmar, ex Birmania, giornata importantissima dato che non si andava alle urne da circa 20 anni, quando nel 1990 furono indette le elezioni, stravinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia (LND), il partito politico del Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Ma presto sparirono questi fantasmi di giustizia, per far posto alla violenza della giunta militare, che riprese il potere con la forza e pose Aung san Suu Kyi agli arresti domiciliari, che tutt’ora continuano.
In quell’occasione l’affluenza alle urne fu pari all’80% degli aventi diritto al voto. Il 7 Novembre è stato una catastrofe, meno della metà degli elettori ha giudicato utile esprimere la propria decisione. Ma questo possiamo dire che ce lo aspettavamo, sapendo già prima del 7 Novembre che la giunta aveva deciso di prendersi a priori un quarto dei seggi previsti, e che non sarebbero stati accettati nè media, nè esponenti delle opposizioni al conteggio dei voti.
In Myanmar si grida alla farsa, alla manipolazione, si accusa l’USDP (il partito rappresentante il potere militare)di aver comprato voti in cambio di cibo, e continua l’ambasciatore britannico Andrew Heyn denunciando al Guardian: “a molti è stato intimato dagli ufficiali di votare per l’USDP, pena ritorsioni contro di loro e le loro famiglie”. Prima delle elezioni, il ministro della Cultura aveva “suggerito” agli universitari di votare per i partiti favorevoli alla giunta militare, altrimenti ci sarebbe stata una strage. L’esito ha dato ragione al partito vicino al regime, che dichiara di aver ottenuto con successo l’80% dei seggi.
Questa è stata la seconda elezione indetta dalla dittatura militare che governa dal 1962 in Myanmar, la prima fu vinta da Aung San Suu Kyi, una donna straordinaria che sta pagando caro la propria volontà di opporsi in maniera pacifica al regime, e la seconda è stata manipolata tramite minacce, ritorsioni, voti comprati, difficoltà di accesso per le candidature, causate dal pagamento obbligatori di 500 dollari per ogni candidato (l’opposizione NDF è riuscita a portare sulle liste solo 163 candidati, contro i 1150 dell’USDP). Questa votazione non rispecchia la volontà del Paese, bensì la ristretta casta dei militari che tramite colpi di stato detiene il potere, cercando in maniera fallimentare di mostrare una facciata democratica.
Intanto nel paese sono scoppiati scontri armati, sostenuti dalle minoranze etniche, soprattutto quella Karen, esasperate dalla loro condizione di inferiorità e persecuzione in cui li getta il regime. Come conseguenza si sono già rifugiate 20.000 persone nella vicina Thailandia, mentre si accendono manifestazioni nella stessa Thailandia ed in Corea del Sud contro le elezioni fantoccio. Ma dal Vietnam e dalla Cina arrivano congratulazioni per quanto avvenuto.
Obama condanna apertamente l’accaduto, definendo le votazioni nè libere nè eque, e rinnovando dall’India un appello di liberazione nei confronti di Aung San Suu Kyi, chiedendo appunto un maggiore impegno al governo indiano nel farsi promotore del rispetto dei diritti umani in Myanmar. Intanto la condanna dall’Europa arriva sottovoce, consapevole di non avere peso nè economico nè politico nell ex Birmania; quì il maggiore partner (anche per violazione di diritti umani) è la Cina, dove continua lo scambio di armi cinesi per risorse energetiche birmane. Finchè non vi sarà un’intesa con il governo di Pechino, saremo costretti a guardare con indignazione, gridare allo scandalo, fare appelli, ma continueremo a sentirci colpevoli della nostra impotenza in Asia.
Alessandro Iannielli

sabato 6 novembre 2010

Quo Vadis Fini?



La vigilia è sempre momento di attesa e pretesto per sfornare inutili previsioni.
Si può ad ogni modo prevedere che domani non sarà una giornata facile per il caro Gianfranco, che vedremo intento ad infiammare confusi animi Futuristi alla tanto attesa convention di FLI che si terrà a Perugia in mattinata. Oltre alla presentazione del cosidetto “manifesto per l’Italia” il presidente della camera dovrà far luce sulle sue prossime e ancora poco chiare intenzioni riguardo i rapporti tra la nascente forza politica e ed il PDL, rapporti tuttora travagliati e farciti di dichiarazioni ambigue, promesse disattese e appelli ad ideologie passate che dovrebbero rientrare in politica tramite rivoluzionarie rivendicazioni valoriali.
Ma quali svolte possibili si celano dietro i fiumi di parole che ci sono stati propinati al riguardo?
Alemanno è convinto che il patto di legislatura proposto da Berlusconi andrà in porto e che Lega Finiani e FI si stringeranno attorno al programma di governo, meno convinti al riguardo sono i finiani stessi davanti ai quali si profilano tre alternative: 

dare un possibile appoggio esterno all’esecutivo come fatto nel primo periodo di “scissione”;
aprire la crisi, aspettare le dimissioni del premier e prepararsi per un Berlusconi-bis;
sostenere un “rilancio competitivo” del programma di governo, ipotesi caldeggiata da molti, tra cui Campi ( il direttore di Farefuturo) evitando così sottomissioni eccessive e riservandosi di avere voce in capitolo nell’azione di governo.
Grande fermento è nato in questi giorni tra le fila di FLI per l’attesa del discorso di Fini, che pare sarà particolarmente incisivo nel mettere in chiaro le sue posizioni riguardo alle esigenze del Presidente del Consiglio, speriamo esponga perlomeno le linee generali del tanto sbandierato e mai propriamente esternato manifesto ideologico del partito.

Ideologie comuni dovrebbero essere il fattore coesivo di una cosi “giovane” formazione politica, ma qui casca l’asino, come sempre quando si parla di ideali politici a fronte di posizioni di comodo.
Qualche malizioso potrebbe dunque chiedersi se i recenti acquisti di FLI appena usciti dalle fila berlusconiane l’abbiano fatto davvero per un qualche rimorso di coscienza o se ci siano altri motivi dietro. Stiamo parlando di personaggi come Giampiero Catone, pluricondannato con l’hobby di cambiare continuamente partito, come Tiziana Maiolo, ex Rifondazione comunista, ex Forza Italia, grande garantista e grande oppositrice delle “toghe rosse” o come Alfredo Biondi,autore della prima legge ad personam dell’Era Berlusconiana, il decreto che nel ’94 aboliva il carcere per i reati di Tangentopoli, poi ritirato a furor di popolo.
Sono solo alcuni esempi ma sufficienti a far venire il dubbio che la volontà di ingrossare le fila del nuovo partito sia per Fini da sovraordinare a qualsiasi selezione basata sugli intenti e sui valori politici dei singoli, non proprio quello che Gianfranco prometteva di promuovere fino a qualche mese fa.


Riccardo Trobbiani