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mercoledì 13 marzo 2013

Conferenza Movimento Liberi e Forti, 20/02/2013



Il giorno 20 febbraio, presso l’istituto di Don Luigi Sturzo in via Marsala, l’associazione Giovani Liberi e Forti ha avuto il piacere di partecipare  agli interventi del professor Leonardo Becchetti e del sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Massimo Vari.
A rompere gli indugi è stata la presentazione del docente di Tor Vergata, che ha tenuto un intervento in merito alla crisi odierna, focalizzato in 4 parti:
-     breve analisi della situazione
-     cause della crisi
-     possibili soluzioni alla crisi
-     soluzioni raggiungibili insieme
In sintesi, iniziando dall’evidente disagio nel quale ci troviamo, ovvero la crisi che stiamo vivendo, secondo il professore sarebbe necessaria un’ottica a livello multidimensionale mentre i nostri studi sono unidimensionali: abbiamo studiosi specializzati in ambiente, in economia, in sociologia, ma nessuno di questi riesce a vedere la situazione sotto tutte le possibili sfaccettature. Oltre a ciò c’è un’errata definizione di valore, il quale si stagna troppo nel campo economico, mentre la materia che meglio lo definirebbe è quella del sociale, ovvero una visione di creazione di valore come aspetti delle relazioni tra esseri umani, basata sul buon vivere e sulla solidarietà oltre che sulla collaborazione. Un’ulteriore analisi dello scenario è possibile partendo dalla spiegazione della parola globalizzazione che non deve essere vista solo come un’ apertura a livello mondiale del mercato dei beni o servizi (ottica positiva) ma anche come una maggiore concorrenza tra i singoli cittadini dei diversi stati. A tal proposito è utile analizzare i dati sui salari per evidenziare la differenza insostenibile tra cittadini dei cd. paesi in via di sviluppo e quelli dei paesi avanzati. Una iniziale possibile soluzione per i giovani dei paesi in via di sviluppo diventa quella di specializzarsi e quindi investire in capitale umano, mentre per i paesi più avanzati è necessario focalizzare gli investimenti in quei settori di difficile delocalizzazione come turismo e beni culturali.
Successivamente la parola è passata al sottosegretario che ha riportato nella nostra sede il resoconto della commissione europea a cui aveva partecipato giorni addietro, disegnando un po’ il quadro generale economico europeo. La visione che è stata data ha messo in evidenza come i precedenti obbiettivi dell’agenda di Lisbona siano stati troppo ottimisti, difatti il triangolo coesione crescita e stabilità a cui mirano le politiche economiche europee ha riportato alcuni fallimenti soprattutto in campo di crescita ma ha rispettato più o meno le aspettative riguardo alla coesione tra stati e all’interno degli stessi, ma soprattutto ha riportato grandi successi nell’ambito della stabilità migliorando la situazione in quella che è un’ottica di lungo periodo. Parallelamente alla breve analisi dell’agenda 2000 è stato fatto un cenno riguardo a quelli che sono gli obbiettivi del nuovo “piano” ovvero l’agenda 2020. I vertici politici hanno delineato in questo documento quelle che sono le linee guida da seguire in merito alle politiche economiche europee stabilendo meno obiettivi rispetto ai predecessori (ciò non significa, ovviamente, che questi siano di minor importanza) per focalizzarsi di più sugli strumenti da utilizzare in che questi non andassero a colludere tra di loro, nel tentativo di raggiungere gli scopi previsti. Su quest’ultimi l’onorevole Vari ha voluto ricordare appunto:
              diminuzione della disoccupazione
              incrementi degli investimenti in R&S
              abbattimento al di sotto del 10% del tasso di abbandono degli studi ed un incremento al numero dei laureati per raggiungere almeno un totale del 40% della popolazione nazionale
              diminuzione di quella che è la soglia di persone a rischio povertà
obiettivi, questi,  che se raggiunti fanno ben sperare giovani come quelli che hanno avuto la fortuna di presiedere a questa iniziativa culturale.



giovedì 16 febbraio 2012

Il "Caso Italia", dai mari ai "Monti", rialzati Italia!



Che per lo meno l'usanza di commissariare governi sia poco ortodossa è al quanto palese, ma se questo sia stato un bene o un male per i paesi interessati, prescindendo dalla consolidata illegittimità che costituisce, non è ben chiaro. Nel caso dell'Italia c'è da dire che se si è arrivati a commissariare il nostro paese e ad inserire un governo di tecnici è perchè dalla "bonifica" di mani pulite sino ad oggi, con l'ascesa di certi personaggi bassi sia di statura sia di contenuto e spessore politico e con una opposizione inesistente che è rimasta nel più totale immobilismo per vent'anni, si è andato a favorire il malcostume che vede la politica come uno strumento per arricchirsi e arricchire i propri cari con modalità poco ortodosse e che non rispecchiano esattamente i doveri di un mandato elettorale (che in fattispecie quali le liste bloccate non può essere considerato nemmeno un mandato, ma una nomina regia molto sulla falsa riga della House of Lords inglese qualche tempo fa). Qual'è la cosa che fa sorridere? Che questi stessi politicanti arraffatori e signori del potere e dell'inganno che per vent'anni si son sbizzarriti nel non curarsi del bene pubblico, oggi condannano l'illegittimità di questo governo tecnico, giudicandone non l'operato bensì la modalità con la quale si è venuto a costituire, ma tuttò ciò non sorprende, chi ha governato per vent'anni alternandosi senza mandare avanti contenuto alcuno è difficile che possa curarsi del contenuto di altri governi, nello spirito del più insano populismo. Altra cosa che fa sorridere è che nonostante una prima nota di disgusto per questo governo tecnico, tutti tranne poche eccezioni (la Lega che essendo anticostituzionale non ha ragione di essere menzionata tra le forze politiche nazionali) si sono subito affrettati a dare fiducia a questi tecnici pensando di poterne giovare in qualche modo, nello spirito della più sana politica dello sciacallaggio all'italiana. Cosa dire di questo governo? Che sicuramente dietro c'è qualcuno che lo pilota oltre alla BCE (basti vedere il passato e l'appartenenza a determinati ambienti dello stesso premier Monti ed altri suoi amici), ma che per la prima volta dopo fin troppo tempo l'Italia sta riabilitando la sua immagine e che sta mandando avanti delle politiche pubbliche in modo snello e veloce e nonostante riforme impopolari e quant'altro ha il placet del popolo. Ricordando che il commissariamento di uno stato è un elemento alquanto grave che non doveva venire posto in essere, dobbiamo essere realisti e capire che se si è venuta a configurare una situazione di questo tipo è solo colpa di chi per vent'anni non è riuscito a fare il proprio mestiere, a destra (quale?) e a sinistra (quale??). La verità è che a conclusione di questo governo di tecnici che ora si sta adoperando per mettere in atto misure essenziali per non finire come un paese del terzo mondo, avremo bisogno di una nuova classe politica, nuovi volti, nuove personalità, di nuovi partiti e nuove mentalità, non tralasciando il passato ma di certo non prendendo spunto dal ventennio di malapolitica che si è appena concluso. Abbiamo bisogno di ricordare chi siamo, di avere una identità come paese, di una cultura politica coesa nelle sue differenze sostanziali e di una classe politica nuova che sappia realmente rappresentare il bisogno del singolo cittadino, dai municipi ai parlamenti, da nord a sud. Abbiamo bisogno di un nuovo sistema politico, di nuove figure e di nuovi sistemi elettorali, abbiamo bisogno di un nuovo slancio che faccia rialzare questo paese e lo spessore politico, economico, industriale, finanziario e culturale che fino a qualche anno fa ci rappresentava. Rialzati Italia.

Marco Catitti

giovedì 7 aprile 2011

Roma: Nuovi residenti nel 4° Municipio?


Nonostante molti pensavano che fosse soltanto un pesce d’Aprile, presto i cittadini del 4°Municipio hanno capito che i tanto vociferati VeloOK non erano una simpatica , quanto disorientante, trovata del 1° Aprile, ma una vera e propria realtà. Nella notte tra il 31 Marzo ed il 1° Aprile sono stati montati in tutta fretta degli Autovelox su: viale Jonio, Via di Tor San Giovanni e via Mario Soldati. Inutile sottolineare il malcontento dei residenti e di coloro che si trovano a percorrere queste strade abitualmente, che vengono incatenati ad una velocità massima di 50 Km/h anche dove la strada si amplia a tre corsie. Personalmente non vorrei fare nessuna polemica riguardo al gesto in sè, poichè come è facile notare, molte delle colonnine VeloOk sono già state sradicate, indice di mancato apprezzamento, anche se espresso in forme discutibili, nei confronti dell’iniziativa della Giunta. Ma mi sono sorte delle perplessità ascoltando le parole del Presidente del 4° Municipio secondo il quale:“La sicurezza delle nostre strade è una delle priorità per la Giunta e la tutela dei pedoni è un dovere per chi ha l'onere di amministrare”.

Senza nulla voler togliere allo spirito propositivo del Presidente, mi chiedo se questa iniziativa sia stata portata avanti per far fronte a problemi reali, oppure, come sostiene la maggior parte dei residenti, celi l’obiettivo di “battere cassa”. Non conosco e non posso conoscere i reali motivi dell’installazione di questi fantomatici “dissuasori-autovelox”, ma quello che mi sorprende, e che sicuramente sarà venuto in mente ad altri, è come sia possibile che da un giorno all’altro “piovano dal cielo” apparecchi del genere su strade molto importanti del Municipio, senza che nessuno ne sappia nulla preventivamente.

Quello che rinfacciamo ai governanti è come la società politica sia oramai nettamente separata dalla società civile, provocando scontento e sfiducia verso tutto il ceto politico, composto da persone irragiungibili e che sentiamo comunque lontane da noi. Anche per evitare problemi di questo tipo, abbiamo istituzioni a livello regionale, comunale, e -nonostante non tutti lo sappiano- anche a livello Municipale. Il Consiglio che mi sento di dare al Presidente del 4° Municipio è quello di cercare di ridurre questo divario tra società politica e società civile, di non amministrare con piglio paternalistico un pò presuntuoso, ma di saggiare gli umori dei diretti interessati ( con gazebo, incontri, sondaggi ecc.) per cercare di capire se i cittadini possano accogliere favorevolmente l’iniziativa. Invito ad un maggiore dialogo.

Alessandro Iannielli

sabato 29 gennaio 2011

Governo: L'ennesima fine o un nuovo inizio?





Tra Bunga Bunga e storie che oramai non destano più scalpore (ormai è normale che il capo dell'esecutivo di uno stato faccia festini a sfondo sessuale che neanche quei minorati dei college americani fanno più), tra bizzarre idee e disegni di legge sui quali l'esecutivo già lavora giorno e notte per rimediare all'ennesimo pasticcio del Bambinone Berlusconi, mi chiedo se c'è ancora qualcuno che pensa a cosa ci sarà dopo tutta questa bufera in pieno stile "uomini e donne". E' interessante che sui giornali e telegiornali la questione venga di rado affrontata, ma come dar colpa ai media che da oramai un mese intitolano le prime 20 pagine dei loro editoriali ai passatempi del Cavaliere? Se non lo facessero probabilmente non ci sarebbe nemmeno tutta questa pressione sulla magistratura, che questa volta sembra ferocemente determinata ad applicare l'art. 3 Cost. secondo il quale siamo tutti uguali davanti alla legge, nonostante ci sia ancora chi pensa che un membro del governo non abbia gli stessi obblighi di un cittadino qualsiasi di fronte alla legge. Ma tornando a noi e sperando che giustizia venga fatta, seriamente parlando ma dopo un ipotetico crollo de "L'uomo della Provvidenza di Arcore" che ce ne ha fatte passare di tutti colori, dove la andiamo a sbattere la faccia? In un PDL che sarà devastato e frammentato? In un PD che non si riesce a mettere d'accordo nemmeno su questioni formali (figuriamoci quando si tratterà di sostanziali e determinanti scelte su coalizioni o candidati premier)? In un nascente Terzo Polo che non riesce a mettersi d'accordo nemmeno sulla questione religione (vedi Della Vedova e Buttiglione)? O in extremis in un Nichi Vendola che porta avanti il principio Marxista della lotta di classe? Guardiamo in faccia alla realtà, è arrivata l'ora di costruirla una nuova e solida realtà. Ne abbiamo bisogno tutti, per l'oggi e per il domani nostro e dei nostri cari.


Marco Catitti

domenica 19 dicembre 2010

14/12/2010: bilancio degli scontri a Roma




E' pesantissimo il bilancio della giornata di protesta degli universitari contro il governo. Tutto era iniziato pacificamente con un corteo partito intorno alle 10 da piazzale Aldo Moro diretto verso il centro della città. Intorno alle 12.15, il grande corteo degli studenti universitari (circa 100 mila secondo gli organizzatori) si è unito con quello della Fiom e dei movimenti sociali, in protesta per «sfiduciare il Governo dal basso assediando i palazzi del potere». Il corteo una volta giunto in una Piazza Venezia totalmente blindata, era stata deviato su via Botteghe Oscure e quindi incanalato verso Largo Argentina, comunque bloccata in più punti, per evitare qualuque accesso a Palazzo Chigi e a Montecitorio, la cosiddetta “zona rossa” (si calcola un dispiegamento di forze dell’ordine pari a circa 1500 uomini).
Le prime schermaglie sono cominciate soprattutto nella parte del corteo dove si trovavano i centri sociali. Fin da subito è apparso chiaro infatti che i disordini erano opera di piccoli gruppi facinorosi infiltrati tra gli studenti in protesta. Tensione e scontri col passare delle ore si sono spostati nei pressi del Senato: petardi, fumogeni, palloncini pieni di vernice, uova ed anche sedie e tavolini prelevati dai bar nella zona circostante sono stati letteralmente scagliati contro le camionette e i poliziotti che stazionavano lungo le vie di accesso a Palazzo Madama, i quali di contro hanno risposto con lanci di lacrimogeni verso il corteo di manifestanti.
Ore dopo, all'altezza di vicolo del Grottino alcuni gruppi di ragazzi con caschi e scudi (probabilmente black-bloc) e armati di fumogeni, pietre e bastoni si sono staccati dal corteo e hanno tentato l'assalto a tre blindati della Guardia di Finanza, all'altezza di via delle Carrozze. Oltre a numerosi finanzieri aggrediti, oggetto della furia è stato anche un camioncino dell’Ama, l’azienda che si occupa della nettezza urbana, ed anche la sede della Protezione civile, assaltata nei pressi di via Ulpiano. Quasi tutti i manifestanti si sono poi spostati verso Piazza del Popolo, dove gli scontri sono proseguiti fino a tarda sera.
Bilancio della giornata? La Questura parla di 57 feriti tra le forze dell’ordine e almeno una ventina tra i manifestanti. 41 giovani identificati, 23 arrestati (di cui 22 già scarcerati) e 5 denunciati, decine di negozi distrutti e circa 300 auto danneggiate. Danni complessivi? Il sindaco Alemanno ha parlato di 20 milioni euro per rimettere a posto la Capitale e farla tornare come era prima, anche se i commercianti hanno preventivato solo 150 mila euro di danni. "C'è una profonda sensazione di ingiustizia di fronte a queste decisioni perché i danni provocati alla città e la gravità degli scontri richiedono ben altra fermezza nel giudizio della magistratura sui presunti responsabili di questi reati." Queste sono le parole pronunciate dal sindaco Alemanno dopo la scarcerazione della quasi totalità degli arrestati durante gli scontri.



Paolo Dringoli

sabato 11 dicembre 2010

Tanzi, ultimo atto



18 anni in primo grado a Calisto Tanzi per il crac Parmalat: questa è la sentenza emessa dal Tribunale di Parma a chiusura del processo per bancarotta fraudolenta a cui è stato sottoposto l’ex patrono della multinazionale di Collecchio. Assieme a lui, tra le altre pene maggiori, a Fausto Tonna sono andati 14 anni di carcere, 10 anni a Giovanni Tanzi (fratello di Calisto), 8 anni all'ex direttore marketing Domenico Barili e 6 anni all'ex presidente di Banca Monte Parma Luciano Silingardi. Questo potrebbe veramente essere l’ultimo atto di una drammatica vicenda iniziata nel lontano dicembre 2003, quando un indagine della procura meneghina circa le difficoltà della Parmalat riscontrate nel pagamento di un pacchetto di obbligazioni in scadenza, portò alla luce un buco di bilancio di oltre 14 miliardi di euro. Da quel giorno 80 mila risparmiatori scoprirono di possedere tra le mani bond spazzatura, titoli fasulli, privi di qualsiasi valore. Il mese dopo per Tanzi ed altri sette dirigenti scattarono le manette e si aprirono due filoni d’inchiesta: uno sulla bancarotta, conclusosi ieri, a Parma (dove ha sede legale il gruppo) e un altro per reati finanziari a Milano (dove ha sede la Borsa), conclusosi nel dicembre 2008 con la condanna a 10 anni di reclusione per Tanzi per aggiotaggio: alla fine 28 sono gli anni di reclusione totali per l’imprenditore italiano, protagonista del più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa. Ora Tanzi dovrà risarcire 2 miliardi di euro alla nuova azienda sorta dalle ceneri del crac e il 5% del valore nominale delle obbligazioni ai risparmiatori: circa 30 milioni. Un risarcimento talmente esiguo da risultare praticamente nullo. Le uniche a sorridere invece sono le banche, tutte assolte da qualsiasi imputazione, ma per alcuni (molti) le vere responsabili del crac, per il semplice fatto di aver continuato a vendere sul mercato titoli fasulli a investitori ignari della reale condizione finanziaria della Parmalat.
Ora per Tanzi potrebbero aprirsi le porte del carcere, anche se la legge prevede i domiciliari per gli over 70. Ma considerata la rilevanza del fatto accaduto e il precedente tentativo di fuga dell’imprenditore in Ecuador (prima dell’arresto), non è escluso che i domiciliari possano non essere concessi. A riguardo si attendono ulteriori sviluppi.


Paolo Dringoli

venerdì 10 dicembre 2010

Rifiuti: Che si possa cambiare mentalità?



“I cittadini dell’Unione Europea hanno il diritto a vivere in un ambiente pulito e sano”, questo è ciò che ha detto il commissario europeo per l’Ambiente Janez Potočnik, riguardo alla situazione rifiuti a Napoli, che conta ancora oggi 1700 tonnellate di immondizia sul proprio suolo. Il commissario si riferisce alla direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, che disciplina la materia dei rifiuti nell’Unione Europea ed impegna ogni Stato membro e le rispettive autorità competenti a varare un efficace piano di gestione e smaltimento. L’obiettivo di questa direttiva è quello di eliminare i rifiuti senza mettere in pericolo la salute umana e l’ambiente. 
L’Italia ha fallito, nuovamente. Siamo arrivati alla Krísis, ma non disperate prima del dovuto, non si parla dell’ennesima crisi economica, sociale o politica, bensì dell’Opportunità. Questa parola per i greci non aveva affatto un’accezione negativa come può averla per noi, anzi, non era altro che l’occasione per cambiare, rivedere certi dettami del passato, analizzare nuove prospettive di sviluppo ed uscire da una fase problematica. Noi italiani siamo un popolo che non è riuscito a fare del riciclaggio e del rispetto per l’ambiente una sua virtù, a differenza di altri paesi europei che possono guardarci dall’alto in basso. Non è mia intenzione fare facile retorica sull’argomento, non vi dirò che una delle nostre città più importanti è sommersa dai rifiuti, che continuiamo a dare dell’Italia un’immagine da Paese del terzo Mondo o che è semplicemente una vergogna. Ora più che mai è arrivato il momento di agire, studiare un piano che possa risolvere il problema rifiuti in maniera definitiva ed attuarlo. Bisogna andare a cambiare i costumi della gente, bisogna convincere il cittadino a riciclare una parte sempre maggiore dei suoi scarti, deve essere lui a volerlo, a sentirlo come obbligo verso di sè e la propria comunità, deve essere incentivato, sapendo che ciò è realmente utile, ed inoltre deve essere messo nelle condizioni di poter attuare una simile politica, non trovando alcuno ostacolo e magari avendo la possibilità di differenziare sempre più. 
A sostegno di questa svolta, vorrei citare l’esempio di Somma Vesuviana, un comune nella provincia di Napoli che ha aderito al protocollo “rifiuti zero entro il 2020”, e che in seguito a questi ultimi sviluppi, sta incrementando in maniera considerevole la propria raccolta differenziata. Secondo il SIR regione Campania ( Sistema informativo rifiuti) il comune è arrivato al riciclaggio del 25,98% dei rifiuti su base semestrale, che potrebbe diventare del 52% su base annuale; questi dati hanno permesso al Comune di ricevere 65.000 Euro dalla Provincia di Napoli. Spero vivamente che l’esempio di Somma Vesuviana possa essere un incentivo per tutta la Campania e non solo.

Alessandro Iannielli

mercoledì 8 dicembre 2010

Scontri con la polizia dopo il blitz a Fondazione Roma: 12 studenti fermati



Nuovi momenti di tensione nell’ambito della protesta universitaria quelli presentatisi nella giornata di ieri, quando una quarantina di studenti hanno inscenato un’ azione dimostrativa di fronte alla sede di Fondazione Roma a via Del Corso. Motivo della protesta la probabile entrata della suddetta fondazione privata nel Consiglio Di Amministrazione universitario, eventualità poi smentita dal rettore della Sapienza Frati.
Motivo dei tafferugli pare essere stata una discussione con la guardia giurata addetta alla sorveglianza di FR la quale avrebbe reagito con violenza alla pressione che i manifestanti stavano facendo per avere accedere al locale. La guardia avrebbe in seguito, secondo alcuni presenti,minacciato di fare fuoco per poi barricarsi dietro la porta a vetri della Fondazione, in seguito danneggiata dagli universitari. 
Parte del gruppo di ragazzi si è infine diretto verso la stazione di san Silvestro per prendere i mezzi e tornare a casa, quando due camionette della polizia gli hanno sbarrato la strada e gli agenti, scesi dai mezzi, con minacce e manganellate hanno “sedato” la ormai dispersa manifestazione. Secondo uno dei ragazzi:«Non abbiamo rotto nessuna vetrina ma è stata colpa di un vigilante che ha perso la testa. La nostra voleva essere solo un'azione dimostrativa. Gli studenti sono stati rincorsi mentre ormai stavano andando a riprendere l'autobus e sono stati picchiati».
«Siamo andati a San Silvestro per prendere gli autobus per tornare a casa o in facoltà - racconta poi una delle ragazze che ha partecipato alla protesta - quando sono arrivate due camionette della polizia, sono scesi agenti in tenuta antisommossa e hanno iniziato a rincorrerci. Ci hanno messo le mani addosso, abbiamo preso delle manganellate e ci hanno anche minacciato."
Pronta la smentita della questura: «Non c'è stato nessun utilizzo della forza, solo un intervento che ha consentito di fermare 12 studenti che si allontanavano dopo il blitz»
Alle 15 del giorno stesso il gruppo ha tenuto una breve conferenza nella facoltà di Scienze Politiche per dare la loro versione dell’accaduto, spiegando che dodici tra gli studenti sono stati fermati, ed ora le loro posizioni sono al vaglio per accertare eventuali responsabilità concernenti il danneggiamento.


-Riccardo Trobbiani-

domenica 28 novembre 2010

Wikileaks: L'imminente bomba mediatica


“Wikileaks commette reati contro gli interessi nazionali” con queste parole il Ministro degli esteri Frattini ci rende partecipi della sua contrarietà all’operato del sito di Julian Assange, fondatore del organizzazione che in poco più di due anni ha rivoluzionato le possibilità di diffusione di documenti riservati delle varie ambascerie e apparati statali con l’intenzione di renderle facilmente fruibili al grande pubblico, infastidendo non poco i sostenitori della riservatezza come “ragion di stato”, riservatezza che troppo spesso diventa sinonimo di manipolazione, distorsione,insabbiamento e censura delle notizie di politica internazionale.
Il nervosismo del ministro e dei suoi innumerevoli colleghi stranieri è connaturata alla ormai prossima pubblicazione da parte di wikileaks di una valanga (si parla di più di 2,5 milioni ) di documenti riservati, lettere delle ambasciate ai dipartimenti di stato dei rispettivi paesi e resoconti ufficiali che dovrebbero coprire un periodo che va dal 2003 al 2009, materiale concernente gli ambiti più disparati, dalla questione degli insediamenti Isrealiani a rivelazioni sulla sempre poco edificante politica estera americana. Ciò che tuttavia tiene ormai da giorni la nostra classe politica in angosciante attesa sono le possibili fughe di notizie sulla bollente questione Finmeccanica,sull’ancora torbida Exit strategy da Nassyria del 2006,sull’invio del contingente italiano in Libano ai tempi di D’Alema,sulle trattative degli ostaggi in Afghanistan e, dulcis in fundo, sui rapporti tra la fervente filoamericana Italia e stati come la Libia e la Russia, non propriamente allineati con il piano di egemonia economica mondiale dei nostri compagni d’oltreoceano. E qui casca l’asino. Già da qualche tempo la classe dirigente sta correndo ai ripari, il buon Frattini da canto suo ribadisce gli ottimi rapporti sempre intercorsi tra Italia e USA e, facendo eco a tutta la maggioranza, invita la classe politica al buonsenso di “non commentare nemmeno” le eventuali notizie diffuse, in parole povere “Buona omertà a tutti!”.
E’ tuttavia risaputo che rivendicazioni e trame mediatiche pur potendo influire sulla percezione che ha la gente della realtà non cambiano l’essenza dei fatti, soprattutto quella scritta nero su bianco su documenti ufficiali che di parziale non hanno nulla, non prestandosi così ad eventuali critiche di faziosità o falsità. 
La pubblicazione è prevista per le 22:30 di questa sera, orario Italiano, staremo a guardare sperando di non dover come al solito fare spallucce di fronte all’indifferenza dei nostri governanti, attuali e passati.

 - Riccardo Trobbiani -

martedì 23 novembre 2010

Piogge: Montesacro in ginocchio

Finalmente la tanto(?) attesa stagione della piogge è arrivata e credo che, chi prima chi dopo, ce ne siamo accorti tutti. In quest'ultima settimana le piogge hanno causato non pochi disagi all'interno del nostro quartiere. Tra Viale Adriatico, Via Nomentana e le strade adiacenti si possono ammirare dei veri e propri crateri lunari scavati dalla pioggia, che farebbero invidia al più diligente operaio munito di martello pneumatico. In Via Peralba (una delle traverse di Viale Adriatico dove l'asfalto si è magicamente sfracellato) ad esempio si è formato un piccolo cratere colmo d'acqua che col tempo farà concorrenza alla piscina comunale situata al Tufello se non si opererà a dovere. Andando in direzione centro invece si può notare una fantastica cornice di foglie bagnate ai margini (e spesso anche al centro) della Nomentana. Questo elemento abbastanza pericoloso è un vero e proprio toccasana per chi ogni giorno affronta il traffico con mezzi a due ruote; deve scapparci il morto prima che qualcuno si decida a rimuoverle? Ma tutto ciò non è niente in confronto a quello che molti cittadini hanno avuto la fortuna di vedere durante questo fine settimana. Uno spettacolo naturale mai visto prima, una rivincita da parte della natura che si beffa dell'inefficenza di chi di dovere dovrebbe preoccuparsi del mantenimento delle strade e delle condutture fognarie. Parliamo di intere zone sommerse dall'acqua piovana: Viale Jonio, tutto il lato che affaccia sul parco dei Canuti sommersa dall'acqua piovana, per percorrere il marciapiede in questi giorni ci sarebbe voluta una scialuppa, ed ecco che i pedoni sono stati costretti a percorrere Viale Jonio nella corsia centrale della strada adibita al traffico, strada che tra l'altro viene tassativamente percorsa a velocità autostradali. Via Fucini invece, Domenica scorsa era sommersa in parte nelle zone di depressione dove l'acqua stagnava senza problemi aumentando di volume a vista d'occhio, mentre Via della Cecchina era diventata una vera e propria riserva naturale marina, totalmente colma nella sua totalità di acqua piovana. Tutto ciò è avvenuto e avviene perchè chi dovrebbe controllare lo stato del manto stradale e lo stato di funzionamento dei tombini e in caso di necessità operare a riguardo, evidentemente non lo fa, ed ogni anno infatti si ripete sempre la stessa storia.

-Marco Catitti-
Richtig