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domenica 19 dicembre 2010

14/12/2010: bilancio degli scontri a Roma




E' pesantissimo il bilancio della giornata di protesta degli universitari contro il governo. Tutto era iniziato pacificamente con un corteo partito intorno alle 10 da piazzale Aldo Moro diretto verso il centro della città. Intorno alle 12.15, il grande corteo degli studenti universitari (circa 100 mila secondo gli organizzatori) si è unito con quello della Fiom e dei movimenti sociali, in protesta per «sfiduciare il Governo dal basso assediando i palazzi del potere». Il corteo una volta giunto in una Piazza Venezia totalmente blindata, era stata deviato su via Botteghe Oscure e quindi incanalato verso Largo Argentina, comunque bloccata in più punti, per evitare qualuque accesso a Palazzo Chigi e a Montecitorio, la cosiddetta “zona rossa” (si calcola un dispiegamento di forze dell’ordine pari a circa 1500 uomini).
Le prime schermaglie sono cominciate soprattutto nella parte del corteo dove si trovavano i centri sociali. Fin da subito è apparso chiaro infatti che i disordini erano opera di piccoli gruppi facinorosi infiltrati tra gli studenti in protesta. Tensione e scontri col passare delle ore si sono spostati nei pressi del Senato: petardi, fumogeni, palloncini pieni di vernice, uova ed anche sedie e tavolini prelevati dai bar nella zona circostante sono stati letteralmente scagliati contro le camionette e i poliziotti che stazionavano lungo le vie di accesso a Palazzo Madama, i quali di contro hanno risposto con lanci di lacrimogeni verso il corteo di manifestanti.
Ore dopo, all'altezza di vicolo del Grottino alcuni gruppi di ragazzi con caschi e scudi (probabilmente black-bloc) e armati di fumogeni, pietre e bastoni si sono staccati dal corteo e hanno tentato l'assalto a tre blindati della Guardia di Finanza, all'altezza di via delle Carrozze. Oltre a numerosi finanzieri aggrediti, oggetto della furia è stato anche un camioncino dell’Ama, l’azienda che si occupa della nettezza urbana, ed anche la sede della Protezione civile, assaltata nei pressi di via Ulpiano. Quasi tutti i manifestanti si sono poi spostati verso Piazza del Popolo, dove gli scontri sono proseguiti fino a tarda sera.
Bilancio della giornata? La Questura parla di 57 feriti tra le forze dell’ordine e almeno una ventina tra i manifestanti. 41 giovani identificati, 23 arrestati (di cui 22 già scarcerati) e 5 denunciati, decine di negozi distrutti e circa 300 auto danneggiate. Danni complessivi? Il sindaco Alemanno ha parlato di 20 milioni euro per rimettere a posto la Capitale e farla tornare come era prima, anche se i commercianti hanno preventivato solo 150 mila euro di danni. "C'è una profonda sensazione di ingiustizia di fronte a queste decisioni perché i danni provocati alla città e la gravità degli scontri richiedono ben altra fermezza nel giudizio della magistratura sui presunti responsabili di questi reati." Queste sono le parole pronunciate dal sindaco Alemanno dopo la scarcerazione della quasi totalità degli arrestati durante gli scontri.



Paolo Dringoli

sabato 11 dicembre 2010

Tanzi, ultimo atto



18 anni in primo grado a Calisto Tanzi per il crac Parmalat: questa è la sentenza emessa dal Tribunale di Parma a chiusura del processo per bancarotta fraudolenta a cui è stato sottoposto l’ex patrono della multinazionale di Collecchio. Assieme a lui, tra le altre pene maggiori, a Fausto Tonna sono andati 14 anni di carcere, 10 anni a Giovanni Tanzi (fratello di Calisto), 8 anni all'ex direttore marketing Domenico Barili e 6 anni all'ex presidente di Banca Monte Parma Luciano Silingardi. Questo potrebbe veramente essere l’ultimo atto di una drammatica vicenda iniziata nel lontano dicembre 2003, quando un indagine della procura meneghina circa le difficoltà della Parmalat riscontrate nel pagamento di un pacchetto di obbligazioni in scadenza, portò alla luce un buco di bilancio di oltre 14 miliardi di euro. Da quel giorno 80 mila risparmiatori scoprirono di possedere tra le mani bond spazzatura, titoli fasulli, privi di qualsiasi valore. Il mese dopo per Tanzi ed altri sette dirigenti scattarono le manette e si aprirono due filoni d’inchiesta: uno sulla bancarotta, conclusosi ieri, a Parma (dove ha sede legale il gruppo) e un altro per reati finanziari a Milano (dove ha sede la Borsa), conclusosi nel dicembre 2008 con la condanna a 10 anni di reclusione per Tanzi per aggiotaggio: alla fine 28 sono gli anni di reclusione totali per l’imprenditore italiano, protagonista del più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa. Ora Tanzi dovrà risarcire 2 miliardi di euro alla nuova azienda sorta dalle ceneri del crac e il 5% del valore nominale delle obbligazioni ai risparmiatori: circa 30 milioni. Un risarcimento talmente esiguo da risultare praticamente nullo. Le uniche a sorridere invece sono le banche, tutte assolte da qualsiasi imputazione, ma per alcuni (molti) le vere responsabili del crac, per il semplice fatto di aver continuato a vendere sul mercato titoli fasulli a investitori ignari della reale condizione finanziaria della Parmalat.
Ora per Tanzi potrebbero aprirsi le porte del carcere, anche se la legge prevede i domiciliari per gli over 70. Ma considerata la rilevanza del fatto accaduto e il precedente tentativo di fuga dell’imprenditore in Ecuador (prima dell’arresto), non è escluso che i domiciliari possano non essere concessi. A riguardo si attendono ulteriori sviluppi.


Paolo Dringoli

venerdì 10 dicembre 2010

Rifiuti: Che si possa cambiare mentalità?



“I cittadini dell’Unione Europea hanno il diritto a vivere in un ambiente pulito e sano”, questo è ciò che ha detto il commissario europeo per l’Ambiente Janez Potočnik, riguardo alla situazione rifiuti a Napoli, che conta ancora oggi 1700 tonnellate di immondizia sul proprio suolo. Il commissario si riferisce alla direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, che disciplina la materia dei rifiuti nell’Unione Europea ed impegna ogni Stato membro e le rispettive autorità competenti a varare un efficace piano di gestione e smaltimento. L’obiettivo di questa direttiva è quello di eliminare i rifiuti senza mettere in pericolo la salute umana e l’ambiente. 
L’Italia ha fallito, nuovamente. Siamo arrivati alla Krísis, ma non disperate prima del dovuto, non si parla dell’ennesima crisi economica, sociale o politica, bensì dell’Opportunità. Questa parola per i greci non aveva affatto un’accezione negativa come può averla per noi, anzi, non era altro che l’occasione per cambiare, rivedere certi dettami del passato, analizzare nuove prospettive di sviluppo ed uscire da una fase problematica. Noi italiani siamo un popolo che non è riuscito a fare del riciclaggio e del rispetto per l’ambiente una sua virtù, a differenza di altri paesi europei che possono guardarci dall’alto in basso. Non è mia intenzione fare facile retorica sull’argomento, non vi dirò che una delle nostre città più importanti è sommersa dai rifiuti, che continuiamo a dare dell’Italia un’immagine da Paese del terzo Mondo o che è semplicemente una vergogna. Ora più che mai è arrivato il momento di agire, studiare un piano che possa risolvere il problema rifiuti in maniera definitiva ed attuarlo. Bisogna andare a cambiare i costumi della gente, bisogna convincere il cittadino a riciclare una parte sempre maggiore dei suoi scarti, deve essere lui a volerlo, a sentirlo come obbligo verso di sè e la propria comunità, deve essere incentivato, sapendo che ciò è realmente utile, ed inoltre deve essere messo nelle condizioni di poter attuare una simile politica, non trovando alcuno ostacolo e magari avendo la possibilità di differenziare sempre più. 
A sostegno di questa svolta, vorrei citare l’esempio di Somma Vesuviana, un comune nella provincia di Napoli che ha aderito al protocollo “rifiuti zero entro il 2020”, e che in seguito a questi ultimi sviluppi, sta incrementando in maniera considerevole la propria raccolta differenziata. Secondo il SIR regione Campania ( Sistema informativo rifiuti) il comune è arrivato al riciclaggio del 25,98% dei rifiuti su base semestrale, che potrebbe diventare del 52% su base annuale; questi dati hanno permesso al Comune di ricevere 65.000 Euro dalla Provincia di Napoli. Spero vivamente che l’esempio di Somma Vesuviana possa essere un incentivo per tutta la Campania e non solo.

Alessandro Iannielli

mercoledì 8 dicembre 2010

Scontri con la polizia dopo il blitz a Fondazione Roma: 12 studenti fermati



Nuovi momenti di tensione nell’ambito della protesta universitaria quelli presentatisi nella giornata di ieri, quando una quarantina di studenti hanno inscenato un’ azione dimostrativa di fronte alla sede di Fondazione Roma a via Del Corso. Motivo della protesta la probabile entrata della suddetta fondazione privata nel Consiglio Di Amministrazione universitario, eventualità poi smentita dal rettore della Sapienza Frati.
Motivo dei tafferugli pare essere stata una discussione con la guardia giurata addetta alla sorveglianza di FR la quale avrebbe reagito con violenza alla pressione che i manifestanti stavano facendo per avere accedere al locale. La guardia avrebbe in seguito, secondo alcuni presenti,minacciato di fare fuoco per poi barricarsi dietro la porta a vetri della Fondazione, in seguito danneggiata dagli universitari. 
Parte del gruppo di ragazzi si è infine diretto verso la stazione di san Silvestro per prendere i mezzi e tornare a casa, quando due camionette della polizia gli hanno sbarrato la strada e gli agenti, scesi dai mezzi, con minacce e manganellate hanno “sedato” la ormai dispersa manifestazione. Secondo uno dei ragazzi:«Non abbiamo rotto nessuna vetrina ma è stata colpa di un vigilante che ha perso la testa. La nostra voleva essere solo un'azione dimostrativa. Gli studenti sono stati rincorsi mentre ormai stavano andando a riprendere l'autobus e sono stati picchiati».
«Siamo andati a San Silvestro per prendere gli autobus per tornare a casa o in facoltà - racconta poi una delle ragazze che ha partecipato alla protesta - quando sono arrivate due camionette della polizia, sono scesi agenti in tenuta antisommossa e hanno iniziato a rincorrerci. Ci hanno messo le mani addosso, abbiamo preso delle manganellate e ci hanno anche minacciato."
Pronta la smentita della questura: «Non c'è stato nessun utilizzo della forza, solo un intervento che ha consentito di fermare 12 studenti che si allontanavano dopo il blitz»
Alle 15 del giorno stesso il gruppo ha tenuto una breve conferenza nella facoltà di Scienze Politiche per dare la loro versione dell’accaduto, spiegando che dodici tra gli studenti sono stati fermati, ed ora le loro posizioni sono al vaglio per accertare eventuali responsabilità concernenti il danneggiamento.


-Riccardo Trobbiani-