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sabato 6 novembre 2010

Quo Vadis Fini?



La vigilia è sempre momento di attesa e pretesto per sfornare inutili previsioni.
Si può ad ogni modo prevedere che domani non sarà una giornata facile per il caro Gianfranco, che vedremo intento ad infiammare confusi animi Futuristi alla tanto attesa convention di FLI che si terrà a Perugia in mattinata. Oltre alla presentazione del cosidetto “manifesto per l’Italia” il presidente della camera dovrà far luce sulle sue prossime e ancora poco chiare intenzioni riguardo i rapporti tra la nascente forza politica e ed il PDL, rapporti tuttora travagliati e farciti di dichiarazioni ambigue, promesse disattese e appelli ad ideologie passate che dovrebbero rientrare in politica tramite rivoluzionarie rivendicazioni valoriali.
Ma quali svolte possibili si celano dietro i fiumi di parole che ci sono stati propinati al riguardo?
Alemanno è convinto che il patto di legislatura proposto da Berlusconi andrà in porto e che Lega Finiani e FI si stringeranno attorno al programma di governo, meno convinti al riguardo sono i finiani stessi davanti ai quali si profilano tre alternative: 

dare un possibile appoggio esterno all’esecutivo come fatto nel primo periodo di “scissione”;
aprire la crisi, aspettare le dimissioni del premier e prepararsi per un Berlusconi-bis;
sostenere un “rilancio competitivo” del programma di governo, ipotesi caldeggiata da molti, tra cui Campi ( il direttore di Farefuturo) evitando così sottomissioni eccessive e riservandosi di avere voce in capitolo nell’azione di governo.
Grande fermento è nato in questi giorni tra le fila di FLI per l’attesa del discorso di Fini, che pare sarà particolarmente incisivo nel mettere in chiaro le sue posizioni riguardo alle esigenze del Presidente del Consiglio, speriamo esponga perlomeno le linee generali del tanto sbandierato e mai propriamente esternato manifesto ideologico del partito.

Ideologie comuni dovrebbero essere il fattore coesivo di una cosi “giovane” formazione politica, ma qui casca l’asino, come sempre quando si parla di ideali politici a fronte di posizioni di comodo.
Qualche malizioso potrebbe dunque chiedersi se i recenti acquisti di FLI appena usciti dalle fila berlusconiane l’abbiano fatto davvero per un qualche rimorso di coscienza o se ci siano altri motivi dietro. Stiamo parlando di personaggi come Giampiero Catone, pluricondannato con l’hobby di cambiare continuamente partito, come Tiziana Maiolo, ex Rifondazione comunista, ex Forza Italia, grande garantista e grande oppositrice delle “toghe rosse” o come Alfredo Biondi,autore della prima legge ad personam dell’Era Berlusconiana, il decreto che nel ’94 aboliva il carcere per i reati di Tangentopoli, poi ritirato a furor di popolo.
Sono solo alcuni esempi ma sufficienti a far venire il dubbio che la volontà di ingrossare le fila del nuovo partito sia per Fini da sovraordinare a qualsiasi selezione basata sugli intenti e sui valori politici dei singoli, non proprio quello che Gianfranco prometteva di promuovere fino a qualche mese fa.


Riccardo Trobbiani

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