6 aprile 2010, un anno dopo la tragedia del sisma che colpì la città di L’Aquila e le zone limitrofe, gli aquilani si riuniscono nel dolore per celebrare il ricordo delle 308 vittime dell’ accaduto, organizzando un corteo di dolore e rabbia, intriso di molteplici significati e propositi,nel segno del ricordo dei defunti e nella speranza di un tanto difficile cambiamento.
Ma nel doveroso dolore non mancano sconforto e indignazione, sentimenti già esternati nei giorni precedenti dal cosiddetto “popolo delle carriole”, movimento capace di riportare l’attenzione mediatica italiana sulla ormai giornalisticamente archiviata ricostruzione.
Lo stesso Berlusconi constatando la tensione del clima ha avuto il riguardo di non presentarsi all’evento di commemorazione, forse timoroso di non essere accolto dal solito bagno di folla celebrativo, eventualità che il presidente della regione Gianni Chiodi aveva già portato alla sua attenzione.
L’assenza del premier non è tuttavia stata sufficiente a placare gli animi, nel corso del consiglio Comunale tenuto lunedì sera sono state infatti espresse pesanti contestazioni dai cittadini presenti che hanno accolto con fischi e urla la lettera di Schifani ed il telegramma di Silvio Berlusconi, il quale nell’ esprimere la sua commozione non ha risparmiato riferimenti continui all’importanza del suo recente operato, facendo surriscaldare l’ambiente e provocando il tumulto generale.
Ad un anno dal sisma è tuttavia arrivato il momento di fare un punto della situazione di quanto effettivamente è stato fatto, compito osteggiato dalla vergognosa omertà dei media e dalla nauseabonda propaganda politica che è stata propinata agli italiani attorno all’evento.
L’apice di quest’ultima è stato probabilmente raggiunto con la consegna dei prefabbricati ad Onna da parte del presidente del consiglio, evento presentato dalle tv come fosse la risoluzione definitiva del governo al dramma degli sfollati, tacendo totalmente sul fatto che l’opera era stata finanziata dalla croce rossa e da privati; occasione, questa,che alcuni hanno scherzosamente(ma neanche troppo) accostato alla consegna, di mussoliniana memoria, delle case popolari a Forlì, evento che fu mandato in onda su Luce tra il tripudio e la commozione generali.
Tutto questo sfruttamento mediatico ha reso impossibile accertare un quadro chiaro della situazione negli ultimi dodici mesi senza incorrere in notizie politicamente “filtrate”, ad oggi la protezione civile dichiara che nelle strutture alberghiere rimangono 4.315 persone, tra la costa abruzzese (1.850) e L’Aquila (2.455), mentre altre 622 sono ospitate nella scuola sottufficiali della Guardia di Finanza di Coppito. Per quanto riguarda le persone che hanno trovato una sistemazione in attesa della ricostruzione della propria abitazione: 15 mila alloggiano nei 4.449 appartamenti del piano Case, mentre altre 3.535 famiglie occupano i Moduli abitativi provvisori, gran parte delle persone fa utilizzo del contributo di autonoma sistemazione, vale a dire la possibilità di provvedere autonomamente ad un nuovo alloggio, contando su un contributo statale che può arrivare fino a 700 euro al mese, a seconda della composizione del nucleo familiare.
A questi bisogna naturalmente aggiungere “1750 persone, coppie e single con casa inagibile o nella zona rossa che non hanno trovato posto nel progetto Case, oppure non hanno partecipato al censimento, o hanno avuto la loro casa riclassificata come inagibile dopo agosto”.
Martedì venticinquemila aquilani hanno chiesto “Verità e Giustizia” per le vittime di questa tragedia:
Verità vuol dire non essere costretti a combattere con la poca trasparenza delle istituzioni italiane,vincolate nella divulgazione dei fatti dagli interessi dei singoli e dalla connivenza delle autorità con chi specula sul terremoto
Giustizia vuol dire trovare e accertare le responsabilità dei crolli dei numerosissimi edifici non a norma, espressione di una consuetudine dell’edilizia italiana, quella del risparmio a tutti i costi, che vede su un 70% di terreno a rischio sismico in Italia un 18% di costruzioni a norma di legge, sistema che premia aziende come la Impregilo, ultima ad aver ritoccato l’ospedale crollato nel capoluogo abruzzese, accusata di connivenza mafiosa ed ora pronta a lanciarsi nell’opera del ponte sullo stretto.
Richtig.
-Riccardo Trobbiani-
Pubblicazione autorizzata da Marco Catitti

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