EMERGENCY: UN TESTIMONE DA ELIMINARE

“Accuse grottesche” così Gino Strada, fondatore di Emergency, ha definito le dichiarazioni della polizia afghana in merito all'arresto-sequestro dei tre volontari italiani operanti a Lashkar Gah, provincia di Helmand, nel sud dell’Afghanistan. Arresto eseguito Sabato scorso in un clima di segretezza ed omertà da parte sia delle autorità locali e di Kabul, sia dell’ Isaf e della Nato, la quale pare abbia addirittura partecipato all’operazione.
L’accusa mossa a Matteo dell’Aira, Marco Garatti, Matteo Pagani ed ai sei collaboratori afghani arrestati, è quella di aver organizzato un attentato al governatore locale Gulab Mangal, piano che sarebbe stato a breve attuato grazie alle granate ed i fucili rinvenuti all’interno della struttura ospedaliera dell’associazione.
Dopo quattro giorni la situazione non sembra ancora aver raggiunto un punto di svolta, e anzi appare ancora meno chiara per via delle continue e contrastanti dichiarazioni delle parti interessate, situazione che fa emergere un quadro preoccupante specialmente sulle intenzioni delle cosiddette “forze internazionali” . Emblematica la dichiarazione del generale Eric Trembley, portavoce della Nato che ha assicurato l’estraneità dell’Isaf all’operazione, subito smentito dall’amministrazione provinciale di Helmand e dalla stessa Emergency, che dopo l’evento racconta di avuto i primi contatti telefonici proprio con soldati del corpo internazionale.
Ma le già ridicole accuse non si sono fermate a questo, ai tre è stato anche attribuita l’uccisione di Adjmal Nashkbandi, interprete dell’inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo , il quale, sequestrato nel 2007 da un commando di talebani, è stato rilasciato proprio grazie all’opera di mediazione di Emergency, circostanza confermata dallo stesso Mastrogiacomo in questi giorni.
Oggi gli operatori ancora presenti nella struttura ospedaliera sono stati costretti a trasferirsi a Kabul per ragioni di “sicurezza”, non si hanno ancora contatti con i tre arrestati, o sarebbe più appropriato definirli sequestrati, poiché vittime di un operazione che dell’ordinario arresto ha ben poco.
Ma cosa rende possibile muovere delle accuse del genere a persone che hanno fatto del servizio all’altro il loro mestiere? Alcuni maliziosi potrebbero insinuare che l’ONG non goda più dello stesso favore delle autorità ora che c’è stato il cambio di guardia da talebani ad angloamericani, ipotesi ridicole? Affatto.
Si potrebbe dire che mentre i talebani, nonostante la loro deprecabile condotta, risultavano interessati al buon funzionamento degli ospedali, la NATO e ed il governo locale possano trovare nell’associazione un testimone scomodo dei loro metodo poco ortodossi di lotta al terrorismo.
Allude a questo Gino Strada quando parla del fatto che il 40% dei feriti afghani ospitati sono bambini, e in questo contesto si potrebbe fraintendere anche l’uccisione, da parte delle forze NATO, di quattro civili, morti ieri ad un posto di blocco presso Kandahar.
Un testimone in meno dunque, alla vigilia della maxi attacco contro la città di Kandahar, storica roccaforte del movimento talebano afghano che verrà tra breve bombardata con i gli aerei militari Dardo e Predator senza pilota né equipaggio, ma armati di missili micidiali in modo che possano agire indisturbati.
Rappresentativo della conflittualità di interessi e metodi tra NATO e ed Emergency risulta anche l’episodio accaduto un mese fa nell’assedio della cittadina di Marjah all’interno della grande offensiva lanciata dal generale Stanley McCrystal nell’Helmand, durante il quale la NATO ha impedito il trasferimento nell’ospedale di Lashkar Gah di una cinquantina tra feriti gravi e moribondi, venendo meno al principio in voga sin dalla seconda guerra mondiale e stabilito nella Convenzione di Ginevra secondo il quale i feriti del nemico vanno curati, giustificando la decisione con l’aver vagliato l’eventualità che tra i civili feriti vi fossero talebani.
Viene dunque da chiedersi se la presenza della NATO in Afghanistan possa avere effettivamente scopi propensi al solo raggiungimento della pace e della stabilità politica o se sia l’espressione dell’ennesima intrusione forzata dei poteri forti occidentali del contesto asiatico.
Richtig.
-Riccardo Trobbiani-
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