NORME BAVAGLIO: LA STAMPA ALZA LA TESTA

"Il 28 aprile voi giornalisti manifesterete contro le leggi che vi imbavagliano? Bene, dovete fare un lavoro collettivo: mai rinunciare. Perché quando i giornali vengono ridimensionati si prospetta un periodo in cui si commettono abusi, in cui aumenta la corruzione"; così Seymour Hersh, premio Pulitzer 1970, relatore alla "Global Investigative Journalism Conference" di Ginevra, esorta i giornalisti nostrani a non cedere di fronte alle imminenti restrizioni alla libertà d’informazione volute dal governo italiano, riservando a Berlusconi parole ed aneddoti tutt’altro che teneri, dipingendolo come una persona disposta a tutto pur di far valere le proprie , insindacabili, posizioni.
Considerazioni, queste, che emergono sulla scia dei recenti emendamenti avanzati dal Popolo delle Libertà al già controverso Ddl 1611 sulle intercettazioni, presentato nella sua forma iniziale da Angelino Alfano l 11/06/2009 e tutt’ora al vaglio della commissione giustizia del senato.
A riportare all’attenzione dei media il problema intercettazioni è stata la dura reazione della Federazione Nazionale Stampa Italiana alla proposta degli emendamenti, i quali se approvati andrebbero ad inficiare la possibilità di pubblicare conversazioni telefoniche nel periodo che intercorre tra la misura cautelare e lo svolgimento del dibattimento giudiziario, creando così un vuoto temporale incomprensibile e arbitrario.
Altro argomento al centro di aspri dibattiti è stata la creazione di un divieto per i cittadini di registrare “fraudolentemente” le proprie conversazioni telefoniche, reato che diverrebbe punibile con la reclusione da sei mesi a quattro anni , soluzione che riporta alla mente il tristemente noto caso D’Addario , e che scongiurerebbe quindi futuri episodi simili.
Contro questi ed altri provvedimenti la giunta esecutiva della FNSI ha organizzato per il 28 aprile una manifestazione dalle 10 alle 14 di fronte al Senato a piazza Navona, ricordando che se il ddl Alfano diventasse legge, i cittadini non potrebbero più venire a conoscenza di fatti delittuosi gravissimi, come ad esempio le risate di due imprenditori alla notizia del terremoto dell'Aquila, il bacio in fronte del banchiere Fiorani a Fazio, la concussione di un giudice tributario e di un suo consulente per aggiustare una sentenza su controversie fiscali, le tangenti sulla Sanità in Puglia, le torbide vicende del campionato di calcio.
Ma cosa implicherebbe nel dettaglio l’approvazione del disegno di legge oltre alle norme appena accennate?
- Sarebbe il tribunale e non più il Giudice delle Indagini Preliminari a decidere sulla necessità di intercettazioni, decisione che non potrà prendere in base a testimonianze di coimputati né su testimonianze indirette rese da chi si rifiuta o non è in grado di indicare la fonte diretta
- Nel caso d’intercettazione di conversazioni di un Parlamentare o riguardanti un parlamentare stesso sarà necessaria l’autorizzazione della Giunta di Camera o Senato e la loro trasmissione al procuratore della repubblica.
- Nel caso di pubblicazione anche parziale di atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata per legge la pubblicazione il responsabile verrà punito con l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda dai due ai diecimila euro. Se a essere pubblicato è il contenuto delle intercettazioni, si applicherà l'arresto fino a due mesi e l'ammenda dai quattromila ai ventimila euro. La condanna comporterà anche la sospensione temporanea dall'esercizio di una professione o di un'arte. Identiche le pene per chi pubblica riprese e registrazioni.
Le polemiche di questi giorni riguardano in fondo una discussione interminabile tra posizioni ideologicamente differenti sul binomio che vede opposti necessità d’informazione e privacy personale, due diritti irrinunciabili e profondamente legati tra loro, che perdono però in legittimità reciproca quando intervengono nella loro caratterizzazione gli interessi dei singoli, a prescindere dalla liceità di questi ultimi.
-Riccardo Trobbiani-
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