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giovedì 6 maggio 2010

Grecia - un declino annunciato

 Le responsabilità comuni sulla finanza pubblica del paese del “miracolo economico greco”. Da una crescita del PIL al 4% annuo fino al 2004, al crollo del rating sui titoli di stato dello scorso 27 aprile.


“Karamanlis sapeva”. Non si tratta dell’ennesimo botta e risposta fra i vertici del governo Papandreu, retto con una salda maggioranza dal PASOK, e l’opposizione di Nea Demokratia del nuovo leader Samaras, ma dell’ultima risposta del popolo greco, intervistato riguardo alle responsabilità dell’ex premier Karamanlis sull’attuale situazione economica e finanziaria della penisola ellenica. Un risultato avvalorato da percentuali di accusa verso l’ex leader di ND che superano l’84%, quasi i 2/3 dello stesso elettorato di ND, che nelle scorse elezioni politiche aveva raccolto il 35.5% dei consensi. Una presa di coscienza chiara, determinante, da parte del popolo ellenico contro l’uomo che ormai è conosciuto come “il manipolatore”. La spesa pubblica greca, all’alba del 2009, era completamente fuori controllo, senza possibilità concrete a medio termine di riduzione; contemporaneamente si registrava un livello di corruzione ed evasione fiscale che raggiungeva percentuali degne di un paese del secondo mondo. Il peso del deficit sul PIL si avvicinava a percentuali del 13%. Costas Karamanlis era perfettamente consapevole delle sue responsabilità sui mancati interventi tesi al riassetto della finanza pubblica. Responsabilità pesanti, mancanze estremamente gravi che avrebbero rivelato i loro effetti devastanti nel medio e lungo termine. Quelle stesse responsabilità che Karamanlis e la sua compagine governativa non sono stati in grado di assumersi, è stato ora costretto a caricarle sulle sue spalle Papandreu, l’uomo che in campagna elettorale lanciava slogan come “nessun sacrificio per le classi più deboli”, ed ora si vede attaccato su tutti i fronti da entrambi i maggiori sindacati Adedy e Gsee e dallo stesso Samaras, che pur non potendo continuare a nascondere le inadempienze e la criminale scelta di manipolare i dati macroeconomici sul debito pubblico greco, fatta del suo predecessore Karamanlis, continua a sottolineare come Papandreu, a mesi di distanza ormai dal suo insediamento, ben poco abbia concluso delle riforme sul lavoro e sulla finanza pubblica che aveva promesso. Anzi. “η μεγάλη θυσία” – il grande sacrificio – titola in prima pagina Tα Nέα, il quotidiano greco più letto, all’indomani della dichiarazione del primo ministro. Perché di questo si parla nel suo intervento a seguito della decisione dell’Eurogruppo di varare un piano triennale che comporta un impegno pari a 110 miliardi di euro, 80 dei quali versati dai paesi europei. Saranno tesi al riassestamento della finanza greca e, come obiettivo a breve termine, a garantire il pagamento degli interessi sui titoli di stato che ormai raggiungono percentuali da rating BB+, ovvero da speculazione. Il rendimento dei titoli greci di durata decennale ormai raggiunge il 10%, e superare le percentuali a due cifre rende l’impegno di Atene per il pagamento, e il reperimento di fondi ad esso destinati, a dir poco proibitivo. Segue il declassamento ritenuto necessario dall’agenzia Standard & Poor’s, che pur minando fortemente la credibilità del Tesoro greco di rivenire fondi sul mercato, si rende necessario per evitare l’azione di speculatori finanziari che si troverebbero sostenuti nelle loro azioni dall’alto tasso di interesse dei titoli di stato greci. Ha fatto seguito a ciò l’immediata decisione della Consob greca di bloccare la vendita allo scoperto di tutte le azioni fino al 31 ottobre del 2010.

“απεργία ναι;” – sciopero! – titolano sdegnati i manifesti del GSEE, il grande sindacato dei lavoratori del privato. Sacrifici, è ciò che ha chiesto Papandreu, la cui fiducia nel riassestamento della finanza pubblica a seguito del prestito triennale varato oggi dai ministri delle finanze dell’Eurogruppo, è sempre più minato dalla preoccupazione per l’impossibilità del governo socialdemocratico del Pasok di rinvenire le risorse finanziarie adeguate a sostenere il mondo del lavoro e l’economia greca delle piccole imprese in particolar modo, il cui sistema va sempre più sgretolandosi giorno dopo giorno. “Ingenuo!” titola il sito della Nea Demokratia di Samaras, che vede nelle dichiarazioni di Papandreu di tagliare pensioni, salari e bloccare il sostegno alle imprese, un dietrofront a quella necessità percepita da qualsiasi impianto economico, comprese le parti più keynesiane del pensiero neo-liberista, che tagliare gli investimenti sul welfare nei momenti di recessione può equivalere a lasciare la barca nel bel mezzo della tempesta senza ormeggi. “Traditore!” titola il sito del KKE, il partito comunista greco, che lancia l’ennesima freccia contro il PASOK e la sua incapacità di tenere fede all’impegno di aumentare gli investimenti sugli ammortizzatori sociali. “Irresponsabilità!” da parte di entrambe le forze di opposizione, verrebbe da dire. Irresponsabilità di sostenere che il Governo greco abbia ancora la possibilità di stanziare grossi investimenti per il welfare, mentre il debito pubblico raggiungerà percentuali pari al 130% del PIL nei prossimi anni. Irresponsabilità nel credere che il varo di una politica di austerity sia una scelta, quando invece si tratta di una strada obbligata, l’unica sostenibile per riportare la spesa pubblica greca a livelli che non sfiorino più il “codice rosso”.

“η μεγάλη θυσία”, il grande sacrificio: Papandreu lo sa bene, la credibilità dell’Eurogruppo è stata mantenuta intatta, grazie alla tempestività dell’intervento per varare il piano di prestiti triennale, prima che potesse scadere la data di rimborso dei tassi d’interesse sui titoli di Atene. La sfida sulla credibilità del governo Papandreu di mantenere fede agli impegni e di gestire con coscienza e maturità il superamento di
questa delicata situazione, inizia proprio ora.

-Tommaso De Bianchi-

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