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sabato 8 maggio 2010

Renata Polverini, Presidente delle promesse non mantenute

A circa un mese e mezzo dalle elezioni, già scoppia la polemica sulla Regione Lazio per via della giunta approvata dalle neo presidentessa Renata Polverini. La nuova giunta regionale prevede 13 assessori: 6 ex Forza Italia (Mattei, Zappalà, Santini, Battistoni, Cangemi e Armeni vice presidente), 4 ex Alleanza Nazionale (Malcotti, Lollobrigida, Cicchetti, Di Paoloantonio), 2 della lista Polverini (Cetica e Zezza), 1 della Destra (Buontempo). Non c’è, almeno per ora, l’assessore alla sanità, delega che rimane nelle mani del presidente della Regione, la quale tra l'altro è stata nominata anche commissario del governo per la gestione del piano di rientro dal deficit sanitario.
Ma la polemica vera e propria è nata per via delle esclusioni e delle controversie derivanti dalla scelta degli assessori. Anzitutto l'Udc: alle Regionali in Lazio i centristi hanno sostenuto la candidata del centro destra. L'accordo pre elettorale prevedeva tre assessori all'Udc, di cui uno (Ciocchetti) vicepresidente della giunta, ma non è stato rispettato. “Abbiamo portato 150 mila voti e la Polverini ha vinto per 77 mila. Senza di noi la Polverini non avrebbe vinto. Abbiamo dato l'appoggio esterno, ma se la presidente non rispetterà i patti staremo fuori dalla maggioranza”, tuona Ciocchetti. Più freddo e laconico Cesa: “Auguri e buon lavoro”. La composizione della giunta contempla però la presenza di due assessorati in meno rispetto alla giunta Marrazzo, deleghe che spetterebbero a tutti gli effetti all'Udc, in caso di ripensamento del presidente. Ma se così fosse sorgerebbe un altro problema: la presenza delle donne. Ad ora le donne nominate sono tre, compresa la neogovernatrice, a dispetto delle cinque (ed oltre) promesse. La legge regionale sancisce che nella giunta non ci possono essere più di 11 uomini (o 11 donne), soglia già ampiamente raggiunta nella lista presentata. Per cui qualora l'Udc dovesse ottenere i due assessorati mancanti, dovrebbe posizionare in giunta delle donne (rinunciando quindi a Ciocchetti), oppure la Polverini dovrebbe escludere qualcuno degli assessori maschi appena nominati, non facendo, politicamente e umanamente, una bella figura. Si è pensato allora ad un ulteriore espediente, ovvero aumentare i consiglieri della Regione da 70 a 73 (due in più alla maggioranza, uno in più all'opposizione), in modo da accontentare tutti; richiesta analoga è stata presentata dalla Regione Puglia, ma non è stata accolta dalla Corte di Appello. Di recente tuttavia la situazione è divenuta assai più complessa: il Movimento dei Cittadini, appoggiato da Esterino Montino, ha richiesto al Tar l'annullamento dei provvedimenti con i quali sono stati attribuiti alla lista Polverini due ulteriori seggi nelle circoscrizioni di Latina e Frosinone, più un terzo nella circoscrizione di Viterbo assegnato alla lista Pdl. Il Tar ha rinviato l'udienza al 10 giugno davanti al tribunale amministrativo. Qualora venisse accolta la richiesta i consiglieri scenderebbero nuovamente a 70. Comunque sia la Polverini ha assicurato: “A prescindere dalla decisione del tribunale per l'Udc ci sono dei posti in giunta”, ma se ciò si avverasse Udc ed opposizione avrebbero egual peso del centrodestra in Consiglio regionale, con il solo voto del presidente a spostare l'ago della bilancia. La situazione per cui è delicata: non vi è nulla di certo a riguardo.
Altre polemiche circa la composizione della giunta sono piovute dallo stesso centrodestra. Si parla addirittura di “tradimento” e di “epurazione”. “La composizione della giunta Polverini tradisce la indicazioni del premier”, accusano gli esclusi del Pdl. Il senatore De Lillo, “padre nobile” dell'omonima stirpe di berlusconiani nella Capitale, denuncia come i moderati abbiano subito un'autentica epurazione: “A Roma un milione di elettori sono rimasti senza rappresentanza[..]. Sono stati premiati solo gli amici dei coordinatori del Pdl”. E ancora: “Il premier è stato tradito”, esclama irritato l'ex assessore Donato Robilotta. Altri esclusi chiedono un “risarcimento politico” e attaccano i vertici locali definendoli “inadeguati”.
E che dire di Frosinone? La città è rimasta senza assessore: “A Roma ha vinto la Bonino. Noi l'abbiamo fatta eleggere, Renata: con 160 mila voti. E a Frosinone neanche un assessore?”, sbottano gli esclusi. Tanto che il presidente della Provincia Antonello Iannarilli minaccia la secessione da Roma (“La Capitale ci schiaccia”) e propone una Regione senza Roma, la Regione delle Province: “Si chiamerà la Ventunesima”, anticipa il presidente, il quale ha programmato un referendum assieme alle altre Provincie “ribelli” Latina, Viterbo e Rieti, per concretizzare la scissione. Immediata la risposta del sindaco romano Alemanno: “Roma non se ne va dal Lazio. La Regione è l'area vasta della Capitale”, a cui segue la replica immediata di Iannarilli: “Area vasta? Area metropolitana? Il sindaco di Roma ci offende”. Le Province comunque sono tuttora mobilitate nelle piazze con numerosi gazebo finalizzati a raccogliere consensi dei cittadini in vista di un possibile referendum.
Insomma tra donne, centristi, ex forzisti, moderati e presidenti di Province, molti sono gli insoddisfatti e gli scontenti. Si attende a breve un rimpasto della giunta per tentare di raggiungere un equilibrio, ma neanche su questo punto si è completamente certi. Ma tra scandali (la bufera sulla neopresidente e Zaccheo, sindaco di Latina, conclusasi con le dimissioni di ben 22 consiglieri comunali di Latina) e controversie disparate, vi è un'unica certezza: la strada della Polverini, per ora, sembra essere tutta in salita.

-Paolo Dringoli-

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