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martedì 11 maggio 2010

Gugliotta, la vittima di un eterno scontro tra tifosi e forze dell'ordine


Che oramai siano più quelli che vanno allo stadio per far danni e per essere protagonisti di scontri tra tifoserie e polizia (soprattutto in occasione di partite pregne di tensione come quella di Roma-Inter) che quelli che ci vanno per godersi la partita è oramai di dominio pubblico da molto tempo, ma è di dominio pubblico anche la violenza e l'istinto quasi primitivo e privo di senno con cui le forze dell'ordine agiscono spesso in questi frangenti.


Roma, 5 Maggio 2010 la partita tra Roma e Inter è ancora in corso e di scontri fuori lo stadio nemmeno l'ombra, i tifosi sono troppo impegnati le loro squadre. Ma mentre gli occhi di tutti sono puntati sulle direzioni che prende il pallone in campo e sul famoso calcio tirato da Totti a Balotelli, ecco che due ragazzi che si dirigono in Via Pinturicchio nei pressi dello stadio Olimpico di Roma, e poco dopo ecco che un membro delle forze dell'ordine, le quali hanno presieduto tutte le zone limitrofe allo stadio quasi come un esercito assedia una città nemica, si dirige verso i due ragazzi in motorino che non erano interessati alla partita, ma che stavano controllando se un pub, da loro scelto per festeggiarvi un compleanno di un parente, fosse aperto o chiuso. La reazione di questo membro delle forze dell'ordine è stato quella di mettere in fuga uno dei due ragazzi e pestare singolarmente il ragazzo che era rimasto sul motorino, per poi essere accompagnato nelle percosse che poco gentilmente offriva alla vittima che porta il nome di Stefano Gugliotta. A questo scena che ha dell'orrido, facevano intanto di sottofondo le urla di alcuni condomini delle varie abitazioni di via Pinturicchio recitando le seguenti parole "Basta! Maledetti!" con degli accenni al pianto. Erano voci piene di rabbia, stremate dagli abusi delle forze dell'ordine e stanche di queste violenze gratuite. Il ragazzo poi, ridotto in condizioni pessime con lividi ferite e senza qualche dente, è stato costretto dai suoi aggressori a firmare un foglio in cui rinunciava a sottoporsi a visite e cure mediche. Ora Stefano è in carcere per oltraggio a pubblico ufficiale e legittimamente vuole che giustizia sia fatta. Prima Cucchi, ora Gugliotta. Adesso basta. In questo caso però la colpa non è da imputare unicamente alla polizia che deve assumersi pienamente la responsabilità dell'accaduto, ma è anche all'ambiente e al clima di tensione che oramai questi eventi sportivi generano, soprattutto in città come Roma, dove il calcio è un vero e proprio culto. Se il calcio però deve per forza significare panico, violenza, ingiustizie e terrore, allora che le partite si giochino a porte chiuse e la partita la si vede in televisione, perchè non è possibile che arrivati nel ventunesimo secolo "ogni maledetta domenica" ci debba scappare il morto per vedere qualche neomiliardario dare due calci ad un pallone. Il calcio è diventata un ossessione, una malattia, ed ora bisogna trovarne la cura. Concludo dicendo che le forze dell\ordine hanno dimostrato ancora una volta di non essere capaci a gestire le situazioni, la polizia dovrebbe essere un organo garante di sicurezza per tutti, non un gruppo di persone armate dedite all'odio, che genera odio e violenza. Non bisogna però dare adito a luoghi comuni come l'ormai diffuso odio per le forze armate o a frasi di insulto, perchè per ogni membro delle forze dell'ordine che ogni giorno sbaglia, ce ne sono altre cento almeno che ogni giorno svolgono il loro dovere tutelando l'interesse e la sicurezza di tutti rischiandola vita al servizio del nostro paese e che non si sognerebbero mai di macchiarsi di azioni criminose e criminali quali quelle a cui abbiamo assistito tempo fa con Gabriele Sandri, poi con Stefano Cucchi e ora con Stefano Gugliotta. Giustizia sia fatta.

-Marco Catitti-

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