9 maggio 2010, nella sede del Quirinale si è celebrata la giornata in memoria delle vittime del terrorismo, iniziativa nata nel 2007 che quest’anno trova ampi pretesti di discussione data la ricorrenza del trentesimo anniversario della strage di Bologna. Solo due giorni prima nell’ ambito del convegno "Fonti per una storia ancora da scrivere", organizzato dalla “Rete degli archivi per non dimenticare”, la direttrice dell’archivio storico del Senato, Emilia Campochiaro, ha garantito che entro il trentesimo anniversario della strage di Bologna saranno finalmente accessibili tutti i documenti acquisiti dalla commissione Stragi che secondo una delibera dovrebbero essere pubblici e consultabili addirittura dal 2001, prospettiva che lascia presagire magre speranze di delucidazioni su uno dei capitoli più oscuri della recente storia Italiana.
Pessimismi questi, condivisi anche dall’Associazione di familiari delle vittime della strage, che da trent’anni si ritrova a dover fare i conti con un sistema d’indagine e divulgazione tipicamente Italiano, caratterizzato dalla eterogeneità delle ipotesi e delle testimoniane fornite, espressione di personalismi e politicizzazioni di fatti drammatici,speculazioni che non guardano di certo in faccia a chi vive le conseguenze del periodo stragista sulla propria pelle.
Emblematica della poca propensione delle autorità alla trasparenza riguardo a determinate tematiche è ad esempio la mancata creazione di regolamenti attuativi atti al funzionamento effettivo della legge 124/2007 che riduce il segreto di stato a 15 anni, rinnovabili al massimo per altri 15.
Era un Sabato, quello del 2 Agosto del 1980, quando alle 10:25 nella sala d’aspetto della seconda classe della Stazione di Bologna Centrale esplosero 23 chili di tritolo e nitroglicerina, racchiusi in un ordigno di fabbricazione militare, causando 85 morti e oltre 200 feriti, dando inizio al più controverso capitolo della storia giudiziaria e mediatica italiana. Pronti furono il governo di Cossiga e le forze di polizia ad attribuire il disastro ad un incidente, se non per poi ritrattare davanti all’evidente matrice terrori stitica. Subito si mosse la Procura di Bologna che emise 28 ordini di cattura per alcuni estremisti di destra tra cui Morsello e Fiore (fondatori di FN), tutti scagionati in breve tempo dalle accuse.
Nella necessaria quanto caotica caccia al colpevole furono molteplici le ipotesi prospettate dai singoli e propinate dalle autorità, ipotesi tra le quali figurano:
-La colpevolezza degli appartenenti ai NAR Giuseppe Fioravanti e Francesca Mambro, con le responsabilità per il depistaggio delle indagini dell’onnipresente Licio Gelli , del SISMI e dei servizi segreti militari. Questa spiegazione si presenta come quella ufficiale data la sentenza definitiva della Corte di Cassazione il emessa il 23 novembre 1995 che ha condannato all’ergastolo i due sopracitati, lasciando tuttavia sconosciute le identità di eventuali mandanti e sollevando non pochi dubbi riguardo alla chiarezza delle responsabilità. Lo stesso Cossiga ha dichiarato più volte la sua certezza nell’estraneità ai fatti di Fioravanti e Mambro, i quali tra l’altro continuano a dirsi innocenti,cosi come si è sempre dichiarato innocente Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni nel 2007.
-L’ipotesi sostenuta dalla commissione parlamentare Mitrokhin, che vedrebbe coinvolto il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il quale avrebbe stipulato con il Sismi un accordo per trasportare armamenti sul territorio italiano in cambio della promessa di non compiere azioni militari in Italia.
Cossiga nello spiegare l’esplosione diede la colpa ad un “incidente” del FPLP che stava trasferendo esplosivi.
-Il coinvolgimento di Cia e Mossad, che il terrorista rosso Ilic Ramirez Sanchez afferma abbiano voluto punire l’Italia per i suoi rapporti di collaborazione con l’ Organizzazione per la Liberazione della Palestina.
-Il coinvolgimento della Banda della Magliana per il ritrovamento di armi a questa ascrivibili, ritrovamento che probabilmente trova motivo d’essere all’interno del contesto dei continui e numerosissimi depistaggi alle indagini.
Altre e svariate ipotesi sono state presentate attorno all’evento, accomunate tutte dalla mancanza di prove certe e delegittimate dal clima di omertà ed insabbiamento dei fatti che tutt’ora sussiste.
Ma cosè che non regge nell’ipotesi del coinvolgimento dei NAR? Con gli anni le opere di depistaggio da parte di singoli ed istituzioni hanno trovato dei colpevoli nel faccendiere Francesco Pazienza, negli ufficiali del SISMI Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte e nel Gran Maestro della P2 Licio Gelli, senza riuscire a trovare tuttavia un eventuale interesse di questi ultimi nel coprire la verità dei fatti,senza trovare una motivazione plausibile all’esecuzione dell’attentato stesso, senza infine ricostruire una rete di contatti e di organizzatori dietro a Fioravanti e Mambro e senza individuare mandanti.
Il 2 Agosto 2010 le ferite si riapriranno, il dibattito si riaccenderà (o forse no) e per l’ennesima volta ognuno punterà il dito contro chi gli fa più comodo,riempendo di congetture e moralismi la celebrazione di un evento che non ha ancora trovato una sua spiegazione certa, lasciando il vero dolore a chi quel Sabato ha perso familiari ed amici.
-Riccardo Trobbiani-
-Riccardo Trobbiani-

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